giovedì 21 marzo 2013

2002 - Ritorno a Casa (Afterhours)

Afterhours
Erano i primi anni dell'università. Un amico/collega particolarmente sul pezzo in tema di musica di qualità mi aveva prestato Quello Che Non C'è, disco della maturità degli Afterhours, che fino a quel momento conoscevo solo per la loro canzone Non è Per Sempre.
Con questo disco, in seguito alla non poco traumatica fuoriuscita del chitarrista Xabier Iriondo il gruppo milanese si affacciava ad una forma più tradizionale e intimistica di cantautorato.
Tracce di grande intensità emotiva come Quello Che Non C'è, Radio Bombay, La Gente Sta Male, ma quella che più mi ha colpito e soprattutto è rimasta impiantata nella mia testa negli anni, è l'ottava traccia: Ritorno a Casa.
Si tratta di un rock introspettivo "parlato", che ci immerge nella narrazione delle sensazioni e dei ricordi di un uomo che torna alla casa dove è cresciuto da bambino e rivive i momenti della sua infanzia ritrovando tutti gli oggetti al loro posto, come i soldati in miniatura rivivendo quelle sensazioni che esaltano un'età sognante e spensierata. Ogni volta che torno nella mia casa in Puglia echeggia nella mia mente questa canzone.

[Testo]
Sono nella casa dove abitavo da bambino
Riconosco ogni oggetto
La disposizione dei mobili, i colori
La luce era diversa negli anni settanta, ho riconosciuto anche quella
Ho aperto tutti i cassetti per essere sicuro che in tutti questi anni nessuno
Abbia toccato la mia roba
C'è un'intera brigata dell'esercito britannico li dentro
Rosa
Sono ancora intenti a schierarsi per fronteggiare l'attacco imminente
Ma l'attacco non avverrà mai
Il divertimento per me era disporre i soldatini come se dovessero affrontare un ingaggio particolare,
e poi, senza che nulla avvenisse, cambiare la disposizione
Sono ancora lì come li avevo lasciati venticinque anni fa
L'ufficiale ha il braccio teso davanti a se mentre sta per prendere la mira
la testa piegata verso l'alto mi guada implorante: "Vado?".
Ho richiuso il cassetto
Ho setacciato tutta la stanza in cerca di quello che avevo lasciato
Ho trovato tutto meccanicamente come se non avessi bisogno di ricordarne la posizione
Devo aver fatto un bel casino perchè mia madre è entrata
Giovane e bellissima
Rideva
Mi ha preso in giro
Una strana calma, una calma enorme
Non so cos'è
Ma non ho mai pianto tanto come al risveglio
Ho rifatto il percorso che mi portava dalla scuola alla casa dei miei
La prima volta dpo venticinque anni
C'è una sensazione che non ho mai più provato
Non abito più lì da sempre
Ho avuto una vita
Altrove
E' solo una stupida villetta con uno sputo di giardino, ma sarà la prima cosa che comprerò
Quando sarò ricco



Ricordo che avrei letto da qualche parte che quel modo "parlato" di cantare sullo sfondo delle chitarre elettriche in Italia non era poi così innovativo. Fu così che ascoltai per la prima volta i Massimo Volume.