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venerdì 21 agosto 2020

Spotify: gli album indie più ascoltati della prima metà del 2020

Il 2020 è un anno strano, probabilmente irripetibile, segnato dal fenomeno Coronavirus che ha inciso sulle nostre vite e ha colpito pesantemente la società, l'economia e molti settori tra cui l'industria musicale. La musica dal vivo e tutto l'indotto che la circonda è stata messa a dura prova, tenuta parzialmente a galla da alcuni coraggiosi festival estivi concentrati nelle aree meridionali del Paese che hanno dovuto ripensare all'organizzazione dei propri eventi compatibilmente con le norme anti-Covid.

Online le cose non sono andate molto meglio: con il lockdown imposto nei mesi strategici di marzo-aprile non abbiamo viaggiato con il consueto accompagnamento musicali e rimanendo a casa siamo stati spesso sopraffatti da un mood nostalgico che ci ha portato ad ascoltare musica che richiamasse momenti passati.

La totale assenza di live e le prospettive incerte hanno costretto molti artisti a rimandare le uscite di album già pronti mentre i dischi usciti durante il lockdown o a estate inoltrata sono stati sicuramente penalizzati. La grande giostra della musica indie sembra si sia fermato all'ultima edizione del Festival di Sanremo che ha visto l'exploit dei Pinguini Tattici Nucleari e la rocambolesca ribalta di Bugo; situazioni che purtroppo non hanno visto convertire live l'enorme potenziale accumulato.

Con Sei tutto l'indie di cui ho bisogno siamo andati ad analizzare gli ascolti Spotify degli album degli artisti facenti parte o provenienti direttamente dal circuito "indie" usciti tra gennaio e luglio 2020, dove album si intende opera formata da almeno 7 tracce. Non sono state prese in considerazione riedizioni o raccolte, come Fuori dall'Hype Ringo Starr dei Pinguini Tattcini Nucleari (edizione arricchita di 5 brani rispetto alla precedente uscita nel 2019) e  Tsunami (forse vi ricorderete di noi per canzoni come) degli Eugenio in Via di Gioia. Di seguito la top ten, dall'ultimo al primo classificato, con i dati aggiornati al 20 agosto 2020 e arrotondati per eccesso.

10. DENTE [DENTE]
Release date: 28 febbraio
Traks: 11
Streams: 2 milioni

Dente



Giuseppe Peveri da Fidenza è uno dei simboli di quella leva cantautorale indipendente esplosa alla fine dei primi anni Duemila. Nel corso degli anni non è riuscito a trasformarsi in "top player" dell'indie italiano ma riesce a raccogliere numeri di tutto rispetto grazie a un cantautorato dalla vena super malinconica. La label indipendente di riferimento è la torinese INRI

9. PRESTO [GENERIC ANIMAL]
Release date: 20 febbraio
Traks: 10
Streams: 2,4 milioni

Generic Animal


Luca Galizia è il grande jolly della scena underground italiana, partito con l'emo dei Leute, esordisce nel 2018 come Generic Animail con un album scritto da Jacopo Lietti dei Fine Before You Came per poi collaborare con diversi producer e membri della trap romana tra i quali Ketama 126. Presto esce per La Tempesta ed è il terzo album in tre anni che conferma la personalissima vena compositiva e interpretativa dell'artista di Castellanza.

8. PLEASE WAIT [MELI]
Release date: 10 gennaio
Traks: 10
Streams: 2,7 milioni

Meli


Debut album del cantautore siciliano Meli, lanciato da Futura Dischi e fattosi notare con il super-singolo "Capofitto". Lacrimoni e ottimi piazzamenti su Spotify.

7. FADI [FADI]
Release date: 31 gennaio
Traks: 10
Streams: 3 milioni

Fadi


Altro esordio: origini nigeriane, voce potentissima abbinata a un cantautorato italiano di impronta nostalgica Thomas O. Fadimiluyi si era già fatto notare in piccole band indie romagnole prima di raggiungere l'apice presentandosi sul palco di Sanremo Giovani con "Due Noi". Fadi è la scommessa del futuro di Picicca.


6. MERCE FUNEBRE [TUTTI FENOMENI]
Release date: 17 gennaio
Traks: 10
Streams: 3,7 milioni

Tutti Fenomeni


Primo tra gli esordi del 2020, Merce Funebre è una celebrazione post-moderna del nichilismo che vede la produzione di Sua Maestà Niccolò Contessa (I Cani) sotto 42 Records. Lanciato in pompa magna ha raccolto tanti estimatori e qualche detrattore. Il 12 marzo avrebbe dovuto esibirsi al Monk (Roma) in una data già sold out, poi è saltato tutto per il virus. Peccato, sarebbe stato interessante palparne la portata "live".

5. SETTEBBELLO [GALEFFI]
Release date: 20 marzo
Traks: 10
Streams: 6,6 milioni

Galeffi


Uscito in periodo complicato con il consueto management di Maciste Dischi, il cantautore romano Galeffi, dopo gli ottimi risultati dell'album d'esordio Scudetto cerca di innovarsi apportando elementi di raffinatezza alla produzione musicale ma mantenendo un mood decisamente "romantico".

4. CRISTIAN BUGATTI [BUGO]
Release date: 7 febbraio
Traks: 9
Streams: 7,1 milioni

Bugo


Veterano della scena indipendente, Bugo da Novara è stato definito in passato il "Beck italiano" per la sua capacità di esplorare differenti stilemi musicali in chiave lo-fi e ironica. Sale alla ribalta del gossip musicale grazie alla clamorosa con Morgan sfociata sul palco di Sanremo. Management della storica Mescal.

3. BANZAI (LATO BLU) [FRAH QUINTALE]
Release date: 26 giugno
Traks: 10
Streams: 17,3 milioni

Frah Quintale


Frah, sotto la guida di Undamento, ha innovato la scena alternativa con un mix di cantautorato e urban e si conferma tra i progetti più apprezzati della scena. Si tratta dell'album più recente tra quelli in classifica, dunque quello che ha raccolto il maggior numero di streams giornalieri nel periodo in esame.

2. MILLENNIUM BUG [PSICOLOGI]
Release date: 11 giugno
Traks: 15
Streams: 18,8 milioni

Piscologi

Nuova e vincente scommessa del management di Bomba Dischi che stavolta esplora un target più adolescenziale e che beneficia di una produzione freschissima a metà tra trap e cantautorato generazionale.

1. CIP! [BRUNORI SAS]
Release date: 10 gennaio
Traks: 11
Streams: 25,8 milioni

Brunori SAS

Altra consacrazione quella di Darione, colonna portante del cantautorato italiano di ultima generazione, in grado di vincere anche il Premio Tenco come miglior album. Il management è Picicca di Matteo Zanobini.

Di seguito un focus sugli esordi della prima metà del 2020.


mercoledì 24 dicembre 2014

[LABELS] Intervista a Paolo Messere, boss di Seahorse Recordings

Immersi nella magica tranquillità della campagna di Pescia Romana troviamo gli studi di registrazione della Seahorse Recordings, ormai storica etichetta discografica indipendente fondata nel 2000 dall'autore e musicista di origini napoletane Paolo Messere

Una produzione vastissima che comprende diversi generi colti come post-rock, gothic, new folk e shoegaze. Made in Italy ma tutto rigorosamente in lingua inglese.

Tanti riconoscimenti da parte della critica e menzioni anche dalla stampa estera hanno fatto della Seahorse Recordings un punto di riferimento internazionale per la produzione alternativa italiana.

Paolo è anche leader dei Blessed Child Opera, e nella sua carriera musicale vanta collaborazioni di calibro. L'ho intervistato per saperne di più su un'etichetta che in un'epoca nella quale l'indie è quasi una moda continua ad andare controcorrente.




Parlaci un po’ di te: come e quando ti sei avvicinato alla musica?
Mi sono avvicinato abbastanza precocemente all'ascolto della musica alternativa, dopo una breve parentesi con i classici della musica Italiana dei miei tempi..
Andavo ai concerti degli amici di mio fratello, più grande di me di 4 anni;seguivouna band in particolare, i  Rented Flats che facevano le cover dei Joy Divisiom, Teardrop Explodes, Sound, Echo & Bunnymen.
Dopo un concerto dei Sound nel lontano 1984/85 decisi di imbracciare la chitarra e mettermi a suonare e scrivere canzoni. Non ci volle tanto che cominciai a formare le prime bands e diventare nel corso degli anni un riferimento per molte persone nella scena napoletana.
Da qui  si susseguono un paio di dischi con bands come Handle With Care e Silken Barb (una tra le migliori bands di Post Rock citate nel libro "Post-Rock" di Eddy Cilia insieme ad Uzeda e Three Second Kiss). 
Successivamente nel 2000 creai la Seahorse Rec. una tra le prime label a credere nel cantato in inglese.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente?
Nick Drake, Love,,The Sound, Bark Psycosis…e fra i più recenti, Swans, Mark Kozelek

Parlami del tuo percorso musicale
B.C.O. è stata la risposta Indie-Dark.Folk al Post/Math Rock dei Silken Barb. Avevo bisogno di sonorità più intime, psichedeliche e ipnotiche nonché di curare la forma canzone sempre presente dall'inizio della mia attività di songwriter. Per questa ragione Amaury Cambuzat mi cercò nel periodo di Ego Echo 2000/2001, chiedendomi di far parte del quartetto degli Ulan Bator  col quale 
suonai per un paio di anni, in vari tour promozionali dell'album. Dopo questa bella esperienza mi dedicai solo ed esclusivamente al progetto Blessed Child Opera confezionando, a 2 anni di distanza l'uno dall'altro, 6 album.
Il 15 Marzo uscirà sempre per Seahorse Rec "The Devil and the Ghosts Dissolved, il mio settimo lavoro ufficiale. Sono da annoverare comunque anche una serie di collaborazioni come 
musicista in  progetti  validi della Silber Records, etichetta americana con la quale ho registrato musica affiancandomi ad artisti come i Low.

Cosa ti ha spinto a fondare Seahorse Recordings e a buttarti sulla produzione musicale?
Ho sempre adorato un paio di etichette straniere alle quali attualmentte faccio riferimento: la 4AD e la Creation. Ho cercato così di impostare un progetto di label che quantomeno si avvicinasse all'estetica non solo musicale di queste etichette. Dal momento che già da ragazzino registravo (anche a casa mia) demo di amici e non, capii che la mia strada da percorrereera anche quella di produttore artistico. Anche qui i risultati non tardarono ad arrivare e si moltiplicarono grazie anche alla nascita della Seahorse Recordings. Tuttora dunque se dovessi dire chi sono direi: produttore artistico, songwriter, direttore di Seahorse Rec.

Qual è la filosofia e il target di Seahorse?
La filosofia/target Seahorse è fare musica di qualità, sia essa cantata in inglese che in italiano. Porsi in maniera critica alla scena italiana indipendente, attraverso i risultati musicali ottenuti dalle mie bands sia che siano prodotte da me che non; adottare una politica di investimenti mirati e compatibili col target italiano musicale odierno che appare leggermente distante da ciò che amiamo fare qui 
in Seahorse. Le mie bands  hanno una buona attività live ed in parecchi casi sono esaltate dalla critica; questo mi da la forza di credere ancora nella musica valida, buona, nonostante le lobbies, nonostante la disinformazione, nonostante il pubblico di questa nuova generazione.

La musica che scrivi e produci è cantata quasi totalmente in lingua inglese. Pensi che la musica italiana non sia adatta a generi di nicchia come post-rock, new wave e shoegaze?
La scelta della lingua inglese è dettata da un gusto personale, questo però non significa che la lingua italiana non si possa innestare su generi di questo tipo. In ogni caso sarebbe riduttivo etichettare la musica che scrivo e che produco in questi sotto generi.  Seahorse Rec. si occupa dunque di musica Alternative Indie.

Come scegli le band da produrre? 
Ascoltandole tutte e poi facendo selezione.

Cosa pensi della scena musicale indipendente italiana in generale? C’è qualche artista che “invidi” alle altre labels?
La scena italiana rappresenta nitidamente la situazione sociale Italia con tutte le contraddizioni del caso. Bisogna guardarsi alle spalle, bisogna credere ancora nella musica, bisogna ascoltare anche gli artisti che sono diversi da te, bisogna poi capire che la strada da proseguire è la tua e non quella che porterebbe a maggiore successo.
L'Indie Italico è sicuramente una bella trovata commerciale, di business che sotto sotto rispetto, ma non invidio nessuno per default. 

La fatidica domanda che faccio a tutti: cosa è per te la musica indie? 
E' un contenitore verbale o verboso, fatto per chi ha bisogno di riferimenti . Ha a che fare soprattutto col business e l'immagine.

Oggi è possibile fare soldi con la musica? Quali sono le carte vincenti per emergere ai tempi del digitale?
Oggi è possibile far soldi con la musica, ma solo a grandi livelli ; le piccole bands devono sempre sacrificarsi, sgobbare sui palchi e riuscire nel corso degli anni  a non essere considerate più bands emergenti anche dopo il loro quarto, quinto disco :-). Nell'epoca del digitale bisogna totalmente digitalizzarsi, dimenticando però il computer o i social a casa quando si va in studio a registrare. Per il resto penso che il digitale favorisca per chi è intelligente, la promozione delle proprie opere. E' importante parlare alla gente della propria musica e dei propri progetti e questo fortunatamente con i social è possibile farlo. In generale dunque apprezzo il mondo digitale ma come sempre credo che debba essere utilizzato con parsimonia, affidandosi a delle strategie ben precise, mirate.
Segnala i tre album di cui vai più fiero prodotti con Seahorse.
Clustersun, Marlowe, Brown & Leaves.

Quali sono ora i tuoi progetti come artista e produttore?
Il 15 Marzo esce il settimo die Blessed Child Opera "The Devil and the Ghosts Dissolved." In questo momento sto a lavorando a circa 5 dischi contemporaneamente e ne devo fare altrettanti da Gennaio in poi, dunque di lavoro ce n'è.

mercoledì 3 dicembre 2014

I 25 artisti indie (e indipendenti) italiani più popolari su Facebook

Sei mesi dopo l'ultimo rilevamento torniamo ad analizzare la situazione della musica italiana indie nel social network più popolare diventato ormai potente strumento di promozione per le band. Questa volta la classifica si presenta totalmente rinnovata: troviamo alcune band storiche ancora in attività (99 Posse, Modena City Ramblers) ed diviene un contenitore più ampio con 25 artisti/band su un campione di oltre 150 fan page ufficiali analizzate.

Innanzitutto c'è da dire che il 2014 è stata un'annata molto intensa per la musica indie italiana poiché tutte le principali band hanno fatto uscire un album; ciò significa maggiore attenzione nei confronti di una band e incremento di fan su Facebook.

Nello specifico si segnala il caso clamoroso di Cecco e Cipo: il duo toscano misconosciuto fino a qualche mese fa ha deciso di partecipare a X Factor e nelle prime audizioni ha ottenuto un successo di pubblico incredibile con il brano Vacca Boia che ha regalato loro la notorietà nazionale. Nonostante siano stati eliminati subito dal talent, hanno sfruttato la simpatia e l'approvazione del pubblico per proseguire lungo un percorso indipendente e dare vita a un tour nazionale.

Poi ci sono stili di gestione dei social particolarmente virtuosi e che vanno anche al di là dei contenuti musicali. Si pensi al grande balzo fatto negli ultimi mesi da Lo Stato Sociale, che tra il serio e l'ironico non perde mai l'occasione per esprimere il proprio pensiero su tematiche leggere e/o impegnate, condividendo foto e sempre alla ricerca dello status "figo" che possa piacere ai giovani. Particolarmente efficace la campagna del lancio del video del singolo C'eravamo Tanto Sbagliati, con foto di frasi d'amore scritte sui muri, viziate da esilaranti obbrobri grammaticali.

Anche Meg ha creato molto engagement nella sua pagina Facebook tramite la condivisione di foto personali estratte dalla propria quotidianità. In fondi quella vecchia volpe di Gianni Morandi ha rivoluzionato il modo rapportarsi con i social ai propri fan. Ed è paradossale che questa rivoluzione sia partita da un dinosauro del pop italiano, sempre e comunque politically correct.

Altra band che ha visto un incremento significativo dei propri fan negli ultimi 6 mesi sono i Jang Senato, in attesa del nuovo album per il 2015 a quasi 4 anni di distanza da Lui Ama Me, Lei Ama Te

Dato il notevole successo di pubblico che gli indipendenti stanno riscuotendo, le major hanno messo gli occhi su diversi di questi, si pensi al passaggio di Dente alla Sony e dei Nobraino alla Warner.

Tra i passaggi discografici dell'ultim'ora si rammentano invece Levante da INRI a Carosello e i Management Del Dolore Post Operatorio da mArteLabel a La Tempesta. Proprio la label del bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti Enrico Molteni è la più presente in questa classifica con ben 7 artisti, seguita da Garrincha, e 42 Records con 2 artisti ciascuna.

Ecco la classifica completa:

#1. 99 POSSE [Novenove] 458.900+ fan


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#2. ALESSANDRO MANNARINO [Leave Music] 184.000+ fan


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#3. LO STATO SOCIALE [Garrincha] 166.900+ fan


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#4. AFTERHOURS [Germi] 154.800+ fan


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#5. MODENA CITY RAMBLERS [Modena City Records] 139.700+



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#6. TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI [La Tempesta] 124.200+


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#7. LE LUCI DELLA CENTRALE ELETRICA [La Tempesta] 113.900+


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#8. IL TEATRO DEGLI ORRORI [La Tempesta] 93.100+


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#9. BRUNORI SAS [Picicca] 79.200+


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#10. MINISTRI [Godzillamarket] 76.300+


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#11. CECCO E CIPO [Labella] 72.800+

#12. MEG [Multiformis] 56.700+

#13. THE ZEN CIRCUS [La Tempesta] 45.600+

#14. CRISTINA DONA' [Qui Base Luna] 44.950+

#15. CALIBRO 35 [Tannen Records] 42.200+

#16. PERTURBAZIONE [Mescal] 41.500+

#17. LEVANTE [Carosello] 37.800+

#18. MEGANOIDI [Green Fog Records] 34.600+

#19. MANAGEMENT DEL DOLORE POST OPERATORIO [La Tempesta] 34.400+

#20. BUD SPENCER BLUES EXPLIOSION [42 Records] 31.500+

#21. I CANI [42 Records] 30.200+

#22. JANG SENATO [Pippola Music] 28.600+

#23. IL PAN DEL DIAVOLO [La Tempesta] 23.700+

#24. L'ORSO [Garrincha] 22.900+

#25. APPINO [La Tempesta] 22.900+


Nota metodologica: per artisti/gruppi indipendenti si intendono coloro che attualmente non hanno contratti di produzione con etichette facenti parte dell'universo delle major (Universal/Emi, Sony Music, Warner Music). Non sono stati presi dunque in considerazioni nomi importanti delll'indie rock italiano come Verdena (Black Out/Universal) e Marta sui Tubi (BMG/Universal) per i quali c'è lo zampino delle major sin dalla fase produttiva e quindi non indipendenti in senso stretto.

Diverso è il caso di artisti/gruppi con la sola distribuzione delle major, che sono stati invece considerati ai fini della stesura della presente classifica.


Si sottolinea infine che sono stati presi in considerazione solo gli artisti italiani che attualmente cantano in lingua italiana e associabili al movimento indie in fermento negli ultimi 10 anni.

giovedì 24 luglio 2014

[Labels] Intervista a Matteo Romagnoli, boss di Garrincha Dischi

Garrincha Dischi è ormai una delle realtà più importanti della musica italiana indipendente e non solo. Un modo nuovo di intendere l'etichetta discografica, trasformandola in un vero e proprio collettivo i cui componenti condividono incisioni, viaggi, cibo, tatuaggi, eventi e fan. Una label che sa comunicare in modo diretto con il suo pubblico, grazie ad un uso intenso dei social e il dialogo con i fan che avviene prima, durante e dopo i concerti.

Il roster può contare su nomi che si stanno facendo strada sullo scenario "indie" italiano: L'Orso, L'Officina Della Camomilla, I Camillas, Magellano, Chewingum, La Rappresentante Di Lista, ManzOni, Brace, ma soprattutto il fenomeno Lo Stato Sociale. Dietro nomi così tanto singolari ci sono formazioni con caratteristiche musicali abbastanza diverse ma che rappresentano comunque un'espressione pop indipendente che piace soprattutto a quei giovani alla ricerca di qualcosa di diverso dai soliti stereotipi musicali e testuali.

Ma come nasce tutto ciò? Il padre di Garrincha si chiama Matteo Romagnoli, viene dalla provincia bolognese e ha sempre amato con passione la musica e tutto ciò che gravita intorno. Un'avventura nata solo pochi anni fa, come spiega in questa intervista che ha rilasciato in esclusiva per (S)controBlog.

fonte: Facebook


Chi era Matteo Romagnoli prima di diventare uno dei discografici più influenti della scena musicale indipendente italiana?

Oddio influente…ero e sono uno che ama la musica, che ama fare le cose con gli altri. Prima di fare Garrincha a tempo pieno facevo l’educatore, con i matti piuttosto che nel sociale. A dire il vero non è cambiato molto. Lavoro sempre con dei matti…

Cosa ti ha spinto a diventare un produttore discografico?

Inizialmente volevo fare i dischi miei perché non li voleva fare nessuno poi ho iniziato a fare i dischi degli altri che non voleva pubblicare nessuno, poi è arrivato un pubblico innamorato di quei dischi che gli altri non volevano pubblicare e ad un certo punto mi son trovato in un vortice caotico che poi ho riordinato in questa che di li a poco è diventata una famiglia. Volevo dar risalto ai testi, alla lingua italiana, canzoni pop, per quanto sbilenco e trasversale. Dare voce ad un nuovo pop vero, che non passa in radio, fatto  di gente che poi a fine concerto vengono con te a bersi una birra.

Come scovi i gruppi da arruolare in Garrincha?

Cerco su Youtube e sul web artisti che oltre a scrivere bene da soli già si danno molto da fare. Un booking, management o label deve essere un moltiplicatore per una band non il primo passo.

Garrincha è una grande collettivo che spesso mescola i suoi artisti nei live e nelle produzioni. Esistono tuttavia delle gerarchie?

Beh certo Lo Stato Sociale è la band con più pubblico, L’Orso e L’Officina Della Camomilla stanno diventando grandi e La Rappresentante di Lista sono gli ultimi entrati in famiglia. Banalità più che una gerarchia. Per il resto vorremmo al contrario raccontarvi della famiglia che siamo diventati e lo faremo con uno show totale con tanto di merenda con latte e biscotti, a inizio 2015.

Cosa consiglieresti ai tanti artisti emergenti che vorrebbero far parte della famiglia Garrincha?

Inizierei con una birretta, un bevuta post concerto, un bagno notturno in piscina post concerto, due salti sui tappeti elastici, poi in un secondo momento, se ci piacciamo, ascoltiamo cosa suonate.

Come è cambiato il mondo della musica con il passaggio al digitale? Che peso hanno oggi i social network?

Il bello dei Social Network è che hanno permesso a realtà come la nostra di instaurare un rapporto diretto con il pubblico, veloce, che ci permetta di raccontargli in tempo reale cosa stiamo facendo senza obbligatoriamente il filtro degli addetti ai lavori, attraverso una critica miope che non ha mai visto di buon occhio quello che facciamo magari perché non è riuscita a codificarlo. I social ci hanno fatto bene. Il digitale in parallelo ha cambiato la percezione dell’oggetto, il piacere di possederlo, la gioia dell’evitarlo, la comodità di Spotify. Il supporto poi modifica il dove, come e quando ascoltare una determinata musica ed Il cambiamento non porta per forza ad un peggioramento. Per esempio penso che oggi il cd sia in calo perché non ha la praticità di Spotify ma nemmeno il fascino di un vinile, che invece ci obbliga a prestargli attenzione, attenzione all’ascolto.

Oggi, da indipendenti, si può vivere con la musica? Quali possibilità di guadagno ha una band?

Ehhh… si può tutto. Con intelligenza, voglia di fare, di rinnovarsi e con tanto culo si può. La questione guadagno meriterebbe un lungo discorso. Spesso il musicista di una band da 1000/3000euro di cachè si trova a fare beneficenza fiscale e ritrovarsi con due lire in tasca… infondo avere una band è un po’ come essere piccoli imprenditori, fortemente penalizzati in questo momento storico.

Domandone che faccio a tutti coloro che incontro: cosa è per te la musica indie?

E’ una cosa vasta e variegata quella che chiamano indie. Esemplificando molto io penso che la differenza tra quello che facciamo noi e quello che fa una major è nel modus operandi. La differenza tra fare quello ti piace, con pochi compromessi, sperando che piaccia al maggior numero di persone e fare musica studiata per piacere al maggior numero di persone. Ecco.

Parlami del Matteo artista: Matteo Costa

Costa è il cognome di maia mamma. Mi piaceva portar avanti la stirpe Costa. Il disco a nome Matteo Costa è l’unico a mio nome  (senza i 4fioriperzoe, LE-LI, The Hunzikers) perché è un disco molto personale. Parla solo di me, troppo. L’ho fatto quasi tutto io e mi ha fatto bene. Ora con la band che mi ha seguito nei pochi live fatti ci stiamo trasformando nei COSTA! Tutto maiuscolo con punto esclamativo e pubblicheremo una serie di 45giri digitali con 30 copie fisiche di ognuno e poi un giorno magari faremo un disco. Ma la mia “carriera” musicale è sempre subordinata al lavoro di produttore di Lo Stato Sociale, L’Orso, L’Officina Della Camomilla, Brace, ecc.

Da quali artisti ti senti influenzato come produttore e musicista?

Da quelli con cui lavoro e con cui condivido label e studio soprattutto. Da chi usa la parola in modo invidiabile come Giovanni Truppi e Brace, da chi tira sempre fuori suoni “nuovi” e sa stupirmi come Damon Albarn, dallo Ska Roots, dalla musica nera, Otis Redding, Chack Berry, Toods & The Maytals, Harry Belafonte, Bob Marley… ma in altre epoche avrei potuto dirti Celentano, Ciampi, Capossela,  Tenco… piuttosto che gli Underworld, insomma cambia di continuo.

C’è un artista che invidi alle altre labels italiane?

Mi piacerebbe un gruppo strillone, tipo i Fast Animals & Slow Kids, i Gazebo Penguins, i Management del Dolore Post Operatorio.

In questi giorni purtroppo assistiamo a scene di orrore provenienti da Gaza con immagini di corpi straziati di centinaia di vittime innocenti, soprattutto bambini. I media tradizionali sembrano non dare il giusto peso alla vicenda. La scena musicale indipendente si caratterizza in fenomeni di aggregazione e festa come festival, eventi o compilation. Quasi mai assistiamo però in questo mondo si assiste a grandi eventi in nome di cause socialmente impegnate. Come mai? Non sarebbe ora? 

Noi nel nostro piccolo ci proviamo, tutti i nostri proventi delle prime due settimane di vendite del nuovo de lo stato sociale le abbiamo date ad Emergency, ieri suonavamo con Costa e stato sociale a Crevalcore per la ricostruzione dopo il terremoto e tutti i giorni, ogni giorno, diciamo la nostra su facebook in merito ai bombardamenti su Gaza e singolarmente siamo scesi in piazza per dire la nostra. Per me è sempre l’ora di fare qualcosa, nonostante le nostre vite incasinate.

venerdì 23 maggio 2014

Le ultime uscite in casa Garrincha: intervista tripla a Brace, La Rappresentante di Lista e Pernazza (Magellano)

Garrincha Dischi rappresenta senza ombra di dubbio una realtà consolidata nella galassia delle etichette indipendenti nostrane. Non semplicemente un’etichetta, ma una grande famiglia che ruota intorno al suo boss e acuto talent scout Matteo Romagnoli.

Alla scuderia di Medicina sono approdate realtà emergenti reduci da successi eclatanti su YouTube. Basti pensare a Lo Stato Sociale, L’Officina della Camomilla, L’Orso, le cui auto-produzioni avevano ottenuto migliaia di visualizzazioni.

Generi musicali diversi in Garrincha, con un impatto sociale che scuote soprattutto quella parte del pubblico giovanile che sente bisogno di qualcosa di alternativo, un universo di personaggi che sembrano dei “freaks” mitologici come in un film di Harmony Korine.

Tra questi personaggi mitologici incontriamo Brace, La Rappresentante di Lista e Magellano che rappresentano le ultime tre produzioni in casa Garrincha, per la verità molto differenti tra loro.

Prendete una voce da folk singer americano e prestatelo alla canzone italiana con qualche vampata di rock’n roll e sonorità western alla Morricone. Questo è Brace. L’album Puledri Nello Stomaco è davvero sorprendente: il cantautore romagnolo è una rivelazione un po’ annunciata di questo primo 2014, a distanza di otto anni dall’ultima uscita che aveva suscitato ammirazione e stima nell’ambiente underground.

Altra rivelazione è La Rappresentante di Lista con il loro debutto Per La Via Di Casa. Il duo toscano-siciliano proviene dal teatro e si sente. La potentissima voce di Veronica (sorta di Nina Hagen toscana) e la fisarmonica/chitarra di Dario (siciliano) danno vita a una forma senza tempo di canzone-teatro condita di filastrocche, ninnananne e preghiere. Una miscela davvero originale nell'attuale panorama indipendente italiano.

Con Calci in Culo i genovesi Magellano, capitanati dall’ex Ex-Otago Pernazza,  propongono invece un coinvolgente sound  electro-rap denso di allegra e spesso tagliente ironia. Un lavoro segnato dai tanti featuring tra i quali spiccano i compagni di etichetta L’Orso.

Ora la parola passa direttamente ai protagonisti che si sono confrontati in esclusiva per (S)controBlog in una “intervista tripla”. Rispondono Davide "Brace" Rastelli, Dario e Veronica per La Rappresentante di Lista e Alberto "Pernazza" per Magellano.


Parlaci un po’ del tuo ultimo lavoro. Come è nato? 

Brace: Puledri Nello Stomaco è una raccolta di brani che ho scritto e suonato dal vivo più volte nell’arco degli ultimi otto anni.  Abbracciano perciò un periodo molto ampio della mia vita in cui sono avvenuti molti cambiamenti: città, lavori, amori, etichetta discografica e anche queste canzoni accompagnandomi si sono adattate, hanno cambiato più volte vestito e qualche volta anche significato senza mai trovarne uno definitivo. Praticamente un parto in cui i mesi si sono dilatati in anni.
Dario e Veronica: Il nostro ultimo lavoro - che è anche il primo -  è raccontato nelle storie di (Per La) Via Di casa attraverso gli occhi, le mani, la bocca e i denti di una donna. Questa donna ci ha suggerito immagini e parole per piccoli mondi spiati, ricordati, inventati, traditi o mai vissuti. Sono 11 canzoni scritte tra il 2011 e il 2013 che hanno mosso i primi passi insieme a noi durante i concerti e che con difficoltà abbiamo fermato in questo disco. Il disco è stato registrato al Teatro Garibaldi Aperto di Palermo con l'aiuto di Roberto Cammarata e Serena Ganci (Iotatòla, ndr). 
Pernazza: E’ nato durante il tour del precedente lavoro (“Tutti a spasso” sempre per Garrincha Dischi), dove abbiamo capito, concerto dopo concerto, quale ulteriore step volevamo intraprendere nel percorso Magellano. Durante i nostri viaggi abbiamo iniziato a selezionare le tematiche e salvare suoni e ritmi a noi congeniali, in seguito dopo aver  studiato solfeggio per le metriche  e curato al meglio  la produzione abbiamo partorito “Calci in culo”, nato per essere suonato live con svariate soluzioni.

L’alt folk di Brace, il rap di Magellano e la canzone teatrale de La Rappresentante di Lista: generi completamente diversi, ma di cosa parlano i vostri testi? Cosa lega tra loro le canzoni del disco?

Brace: Le mie canzoni sono un cut up più o meno sconnesso di appunti, riflessioni, immagini e parlano delle difficoltà, scoperte, paure e conquiste di chi, attraversata la soglia dei trent’anni, si trova ancora più lontano che mai dall’avere certezze o una qualsivoglia stabilità.
Dario e Veronica: Quello che abbiamo fatto in questo primo disco, senza pretendere di cominciare la nostra relazione con la discografia italiana con un precisissimo concept album, è stato quello di osservare quello che succedeva fuori, alcune piccole cose che ci saltavano all'occhio erano i compro oro, i genitori che nonostante tutto cantano ancora le ninnananne, i suicidi per amore e la paura negli occhi dei nostri coetanei. Tutto questo (e qualcos'altro) l'abbiamo mischiato alla nostra vita, alle memorie di una nonna o a un sogno che sembrava realtà. Ed ecco (Per La) Via Di Casa.
Pernazza: I nostri testi parlano di esperienze realmente vissute, parlano di persone, di luoghi, sdrammatizzano stereotipi, ironizzano su music business, parlano di feste, di giorni di festa, di privazioni, di azioni prive di anima, di notti vuote, mare. Le nostre canzoni parlano del vissuto come tante  polaroid, che ovviamente  vanno agitate prima di essere visualizzate e messe a fuoco.

Avete tutti dei nomi piuttosto curiosi. Spiegatene un po’ l’origine.

Brace: Il nome "Brace" proviene dalla prima canzone omonima contenuta in un ep del 2003. E’ sia il nome proprio di un personaggio inventato che una metafora. Ogni istante vissuto, ogni persona incontrata possono avere la durata e la consistenza di un soffio ma quando questo incontra la brace inevitabilmente finisce per farla bruciare, talvolta incendiare. Da quando scrissi quella canzone, poiché il testo recita più volte “mi chiamo Brace”, in molti cominciarono a chiamarmi così. Ora è praticamente il mio nome.
Dario e Veronica: Per quanto riguarda il nome, invece, la storia è semplice. Era il 2011 e Veronica si trovava a Palermo. L'unico modo per votare al referendum contro il nucleare era quello di iscriversi come rappresentante di lista a una delle associazioni che promuovevano il referendum. Un giorno che eravamo al mare Veronica mi racconta che a Pedona, vicino Viareggio, c'è una via che si chiama Via degli Uomini e quando passa da lì, paesino di duecento anime, tutti la guardano e lei si sente la protagonista. Io le rispondo "alle prossime elezioni sarai rappresentante di lista". Gioco fatto.
Pernazza: Il nostro nome viene proprio da quello del navigatore portoghese Ferdinando Magellano, che intraprese la prima circumnavigazione del globo passando per lo stretto che ora porta il suo nome per arrivare fino alle Indie. Ci piaceva il concetto di viaggio, di esplorazione, di non fermarsi ad un genere, di poter raccontare storie, di avere un legame con il mare (noi siamo genovesi), di essere così indie per arrivare alle Indie.

Come sei entrato in Garrincha?

Brace: Ho conosciuto Matteo Romagnoli alle fiere e agli eventi dedicati alla musica indipendente ai tempi in cui io producevo dischi insieme alla Tafuzzy Records e ancora lui non era partito con il progetto Garrincha. Poi è partito. Abbiamo cominciato a confrontarci, scambiarci dischi, condividere concerti, banchetti e dividere spese. Un paio di anni fa mi propose di fare il mio nuovo disco per la sua etichetta che nel frattempo era cresciuta diventando una delle realtà più interessanti del panorama italiano. Avevo bisogno di nuovi stimoli e ho accettato. Se non mi avesse spronato lui, insieme ad altri amici, forse avrei impiegato anche più di otto anni per tornare a incidere le mie canzoni.
Dario e Veronica: Avevamo chiuso registrazioni, mix e mastering del disco, abbiamo ricevuto un messaggio da Matteo (Romagnoli, ndr), poi una telefonata e altre cento. Abbiamo partecipato a una serata organizzata da Garrincha all'Arterìa di Bologna e lì abbiamo conosciuto un po' della squadra. Il live è andato bene (con noi c'era anche parte della Banda Roncati). Dopo qualche settimana ci siamo risentiti e ci è piaciuta l'attenzione con la quale Matteo aveva ascoltato quello che avevamo fatto, la precisione con cui si era dedicato a rintracciare le cose belle e le piccole imperfezioni di (Per La) Via Di Casa. Il resto si vedrà! Intanto aspettiamo i Garrincha Loves per incontrare i parenti acquisiti.
Pernazza: Mazzo e mazzette.

A quali artisti e generi ti ispiri?

Brace: Per tutta la mia infanzia ho ascoltato quasi solo musica americana attraversando e sviscerando le discografie degli artisti nei vari periodi che furono denominati grunge, indie, noise, post rock, low-fi, alt folk. Quindi direi che il mio gusto si è formato allora, in un periodo che va dai primi anni ’90 ai primi del 2000.  La lista degli artisti che mi sono d’ispirazione sarebbe veramente troppo lunga e ve la risparmio.
Dario e Veronica: Nina Hagen, Nina Simone e Ho Visto Nina Volare.
Pernazza: All’interno del gruppo ascoltiamo vari generi musicali e tutti e tre proveniamo da altre esperienze storiche con dischi ed esibizioni live all’attivo; dall’elettronica al post-rock passando per hardcore, crosssover e rap non manca nulla al nostro background.

La domanda che faccio un po' a tutti: cos’è per te la musica indie?

Brace: Direi quella di cui parlavo sommariamente nella risposta precedente. I vari significati che vengono dati al termine oggi mi suscitano una gamma di sentimenti che vanno dal riso al nervoso. Internet ha cambiato tutto: il mercato, le mode, le possibilità di fare, registrare e distribuire musica e va benissimo così, sul serio, sarebbe solo ora di rinnovare la terminologia per non incorrere in paradossi imbarazzanti o rovinare memorie storiche creando vuoti di beata ignoranza. Sto esagerando? Mi fermo.
Dario e Veronica: Musica indie? non sappiamo cosa sia. Noi facciamo punk.
Pernazza: Mi viene posta spesso questa domanda. Non ho mai amato particolarmente il termine “indie“,ma se la musica riesce a svincolarsi dalle logiche imposte dalle major per premiare qualità e contenuti allora “W l’indie”. In realtà si tratta di un discorso complesso e lungo che meriterebbe più spazio.

Oggi la musica indipendente italiana pare stia cambiando molto, sta emergendo un vero e proprio movimento. Qual è il suo stato di salute?

Brace: Oggi chi lavora seriamente nell’ambito della musica “indipendente” rischia la possibilità di arrivare a vendite e diffusione non dico pari a quelle delle major di dieci anni fa (quando comunque erano già in crisi) ma quasi. Mi piacerebbe solo che mia madre, o i miei studenti, sono un prof. di matematica, potessero conoscere quello che accade nella realtà ancora più facilmente. Giusto per citare solo artisti che ormai troviamo nelle classifiche di vendite insieme ai “grandi” tipo Cremonini o Pharrell (lui sanno tutti chi è, ad esempio) mi chiedo perché non tutti i miei studenti conoscono le canzoni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Luci Della Centrale Elettrica o Lo Stato Sociale? Perché mia madre non sa che faccia abbiano Dente o Brunori Sas? Immagino le piacerebbero tantissimo. Ha da poco scoperto chi sono i Perturbazione e i Marta Sui Tubi, ma con quanto ritardo? Ho speranza che sia solo questione di tempo.
Dario e Veronica: La musica indipendente per noi è quella che risponde a una necessità, a un'urgenza, che non ha bisogno di nomi, marchi, etichette dai colori dorati per esistere. Sicuramente il pubblico della musica indipendente sta crescendo e la riprova è il fatto che oggi le major abbiano agganciato progetti sui quali, fino a qualche anno, non avrebbero investito. Sullo stato di salute della musica indipendente Dario, nonostante sia un medico, non sa cosa dire. Deve fare degli accertamenti, dice.
Pernazza: Mah, direi che la musica indipendente gode di ottima salute grazie al lavoro di  etichette come “Garrincha Dischi”, la “Tempesta Dischi”, ecc. e all’affermarsi progressivo di artisti quali Brunori Sas, Dente, Le Luci della Centrale Elettrica, I Cani, Lo Stato Sociale (per citarne alcuni) che hanno contribuito a risvegliare il mercato musicale che resta comunque agonizzante. Il lato negativo potrebbe rivelarsi il formarsi di cliché, stereotipi ed un eccessivo snobismo tale da abbassare la qualità dei prodotti e produrre cloni e dischi senza un cuore.

Chi eri a 16 anni?

Brace: Uno studente di liceo classico, d’estate un cameriere d’hotel a Riccione e soprattutto un malato di musica che risparmiava fino all’ultima lira per comprarsi un disco o andare al Velvet e allo Slego a vedere più concerti possibili.
Dario e Veronica: Dario suonava in una cover band dei NOFX, Veronica si faceva in vena o forse era un lupo mannaro, non se lo ricorda.
Pernazza: Uno studente di uno dei licei classici più duri della città visto da professori e compagni come un mix tra Milhouse dei Simpson, Tormento dei Sottotono ed Angus degli AC/DC.

Dove ti vedi tra 10 anni?

Brace: Al momento non saprei dire con esattezza neanche dove sarò a settembre.
Dario e Veronica: Su Plutone.
Pernazza: Thailandia ad organizzare feste o Genova con moglie e figli a gestire uno studio di tattoo o un negozio  di import/export di vestiti o dentro il vestito di Pluto ad Eurodisney o a fare televendite di ukulele elettronici.

“Calci in Culo” di Magellano è caratterizzato da un insieme di featuring. Avete mai suonato insieme? Pensate di farlo in futuro?

Brace: Ho conosciuto Dario e Veronica de La Rappresentante Di Lista ieri sera, ero a un loro concerto, poi ci siamo fatti un giro per una Bologna più surreale che mai. Mi sono piaciuti come musicisti e come persone. Magari in futuro si potrebbe anche vedere se esce qualcosa di buono da una collaborazione. I Magellano li conosco da un po’ più di tempo. Una volta dal vivo Pernazza è venuto a cantare una cover degli X-Mary insieme a me e, se sinceramente non riesco ad immaginare come potrei fare ad inserirmi in un loro brano, non ho invece alcun dubbio che lui potrebbe fare qualsiasi cosa volesse in una qualsiasi mia canzone. E' un maestro in improvvisazione e inserti a sorpresa. Oppure vedrei bene un remix curato da loro, sarebbe un onore. Chissà. Per il momento non vedo l'ora di dividere palchi insieme a loro.
Dario e Veronica: Aspettiamo Garrincha Loves!
Pernazza: Con alcuni ospiti abbiamo avuto occasione di collaborare o "jammare" anche prima del disco (L’Orso, Gnu Quartet, ecc.) Noi crediamo in un live elettronico, divertente e non algido dal cuore rock; non sarebbe male in qualche contesto poter trascinare i nostri amici, colleghi e soci. Mai dire mai.


Garrincha Dischi

Ascolta i tre album su Spotify:

Olio Per Cervella - Brace
(Per La) Via Di Casa - La Rappresentante di Lista
Calci In Culo - Magellano

martedì 6 maggio 2014

Le 25 etichette indie più popolari su Facebook

La musica indipendente italiana sta subendo una mutazione negli ultimi anni grazie soprattutto al fiorire delle etichette indipendenti, che pescando e valorizzando artisti in giro per la penisola contribuiscono a creare un vero e proprio movimento musicale che coinvolge anche altri operatori come distributori discografici, agenzie di booking, agenzie di comunicazione specializzate, webzines e locali per le esibizioni dal vivo.

Per etichetta indipendente si intende quella casa di produzione discografica che non fa parte delle galassie delle major internazionali Sony, Universal/Emi e Warner. Spesso le etichette indipendenti si affidano alle major solo per la fase distributiva.

In particolare il riferimento è alla musica "indie", considerata come musica libera, alternativa e fuori da logiche puramente commerciali.

Non tutte le etichette indipendenti possono essere considerate "indie", si pensi alla Sugar di Caterina Caselli che produce autori mainstream come Andrea Bocelli, Elisa e Negramaro o alla Carosello Records che produce ad esempio Emis Killa.

Le alternative alle etichette indipendenti comunque esistono e sono l'autoproduzione o i portali di crowdfunding musicale come Musicraiser.

Dall'analisi del mercato indipendente e "indie" italiano e della popolarità su Facebook emerge dunque la seguente classifica, che tiene conto delle etichette attualmente attive.


#1 MESCAL MUSIC [likes: >117.300]




Etichetta storica di Nizza Monferrato (AT), nata nel 1993 da un'idea di Valerio Soave (attuale boss) e (addirittura) Luciano Ligabue, la Mescal è stata fondamentale nella fase di lancio dell'indipendente italiano degli anni '90, producendo mostri sacri come Afterhours, Bluvertigo, Carmen Consoli, Estra, Cesare Basile, Cristina Donà, La Crus, Marco Parente, Massimo Volume, Modena City Ramblers, Subsonica, Yo Yo Mundi
Negli ultimi anni la Mescal ha intensificato l'attività editoriale piuttosto che quella produttiva e oggi si segnala soprattutto per essere l'etichetta dei Perturbazione.

#2 LA TEMPESTA DISCHI [likes: >38.200]




La Mescal sta agli anni '90 come La Tempesta Dischi sta agli anni duemila. Fondata a Maniago (PN) nel 2000 dal bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti Enrico Molteni, la Tempesta si è fatta propulsore del nuovo movimento indipendente italiano. Basta dare un'occhiata al rooster stellare; oltre ai TARM: Le Luci Della Centrale Elettrica, Il Teatro Degli Orrori, The Zen Circus, Il Pan Del Diavolo, Uochi Toki, Giorgio Canali & Rossofuoco, Massimo Volume, Sick Tamburo, Maria Antonietta, Fine Before You Came, Bachi Da Pietra, Umberto Maria Giardini, Cosmetic, Altro, Mellow Mood.

#3 PIPPOLA MUSIC [likes: >15.400]




Altra etichetta seminale della nuova musica indipendente italiana, nasce nel 2005 a Bagno A Ripoli (FI) per opera di Paolo Favati e Isabella Panero, ha lanciato Dario Brunori prima con i Blume poi con i Brunori SAS. Dei Blume faceva parte anche Matteo Zanobini che si è trasformato nel vero talent scout dell'etichetta toscana. Grazie a lui la Pippola ha prodotto artisti importanti come Dimartino e Jang Senato. Dopo l'abbandono di Brunori e Zanobini, che nel 2011 fondano la Picicca Studio, l'etichetta rinasce nel 2013 sotto la guida di Tommaso Bianchi.

#4 GARRINCHA DISCHI [likes: >7.900]




Etichetta simbolo dell'indie emergente italiano degli ultimi cinque anni, fondata a Medicina (BO) da Matteo Romagnoli, è stata capace di accaparrarsi negli ultimi anni il meglio degli artisti che si facevano conoscere soprattutto grazie a Youtube. Si pensi a Lo Stato Sociale, L'Orso, L'Officina dell Camomilla, La Rappresentante di Lista, Brace, I Camillas, prodotti senza alcun aiuto distributivo da parte della major. Matteo Romagnoli ha fatto della sua etichetta un vero e proprio collettivo, una grande famiglia e oggi ogni giovane band che ama definirsi "indie" aspira a un contratto con Garrincha.

#5 LA FABBRICA ETICHETTA INDIPENDENTE [likes: >7.600]




Etichetta bolognese nata nel 2006 come associazione culturale è molto attiva anche nel settore management ed eventi. Attualmente nel roster spiccano Leitmotiv, Iotatola e Kafka On The Shore.

#6 INRI [likes: >6.700]


etichetta


Altra etichetta del momento, la torinese INRI (Il Nuovo Rumore Italiano) annovera diversi fondatori tra i quali Paolo e Davide "AntiAnti" Pavanello, componenti dei Linea 77. Nel roster si segnalano anche l'astro nascente Levante, Gnut, I Monaci del Surf e band anglofone come The Cyborgs e Foxhound.

#7 TANNEN RECORDS [likes: >4.600]




L'etichetta veronese è specializzata nella pubblicazione di vinili: nuove uscite, ristampe e dischi del passato mai editi in tale formato. Tuttavia interviene come co-produttore per artisti importanti quali Calibro 35, Colle Der Fomento, Massimo Volume, Zeus! e Soviet Soviet.

#8 42 RECORDS [likes: >4.600]




La più importante etichetta indipendente romana è stata fondata nel 2007 da Emiliano Colasanti e Giacomo Fiorenza. Produce artisti capitolini e non e il roster è tra i migliori in circolazione: I Cani, Colapesce, Testaintasca, Cosmo, I Quartieri, Mamavegas e C+C=Maxigross.

#9 LA FAMOSA ETICHETTA TROVAROBATO [likes: >4.400]




Trovarobato è un'associazione culturale bolognese che opera come etichetta discografica, booking, centro di produzioni radiofoniche ed eventi. Nasce dall'esperienza di autoproduzione e autopromozione dei Mariposa. Anche qui roster di tutto rispetto, oltre ai Mariposa: Iosonouncane, Julie's Haircut, King Of The Opera, Simona Gretchen, Honeybird & The Birdies e Dino Fumaretto.

#10 FOOLICA RECORDS [likes: >3.900]




L'etichetta mantovana nasce nel 2008 e ha lanciato Paletti, poi passato alla Sugar, di cui ha mantenuto però il management. Cresciuto in Foolica anche Edipo, mentre attualmente si segnalano i Did e il management degli M+A.

#11 LEAVE MUSIC [likes: >3.500]




Quando si parla della romana Leave Music si parla sostanzialmente di Alessandro Mannarino, uno degli artisti indie più popolari in assoluto.

#12 PICICCA STUDIO [likes: >3.500]



La prima delle etichette meridionali della lista ha sede a Rende (CS) ed è stata fondata nel 2011 da Dario Brunori e Simona Marrazzo dei Brunori SAS con la supervisione artistica di Matteo Zanobini, dopo l'abbandono collettivo di Pippola Music. E' diventata subito un'etichetta di primo piano producendo artisti come Dimartino, Non Voglio Che Clara, I Gatti Mezzi e lanciando Maria Antonietta, poi passata a La Tempesta.


#13 GHOST RECORDS [likes: >3.300]




L'etichetta di Varese ha perso il suo "top player" Dente passato alle major. Tra gli artisti di punta restano comunque Selton, Il Triangolo, Alessandro Grazian e Green Like July.

#14 ALA BIANCA [likes: >3.300]




Etichetta indipendente storica fondata a Modena da Toni Verona, produce una quantità elevatissima di artisti e generi musicali, tra i quali troviamo anche indie come Tete de Bois, Petrina, Bastian Contrario e   A Toys Orchestra (co-produzione).

#15 MARTELABEL [likes: >3.300]



La romana MArteLabel negli ultimi anni si è trasformata in qualcosa di più di una semplice etichetta musicale, spaziando tra produzioni musicali ed eventi. Ha il merito di aver lanciato i Nobraino, poi passati alle major. Oggi il fiore d'occhiello del roster sono i Management del Dolore Post Operatorio, ma molto interessanti anche Underdog e Pietramante.

#16 BLACK CANDY RECORDS [likes: >2.700]



L'etichetta fiorentina compie dieci anni e attualmente nel roster vanta La Notte Dei Lunghi Coltelli, progetto parallelo dello Zen Circus Karim Qqru e gli interessanti anglofoni The Vickers e The Hacienda.

#17 TO LOSE LA TRACK [likes: >2.700]




La scuderia di Luca Benni ha sede a Foligno (PG) ed rappresenta una delle realtà aggregative più importanti dell'emo-core italiano. Top player sono i Gazebo Penguins, ma segnaliamo anche Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Do Nascimiento, senza dimenticare l'esperienza dei Verme.

#18 WOODWORM LABEL [likes: >2.500]



L'etichetta aretina nasce nel 2011 e vanta un roster importante: Fast Animals And Slow Kids, Umberto Maria Giardini, Julie's Haircut e, recentemente, Paolo Benvegnù.

#19 URTOVOX RECORDS [likes: >2.400]*




Fondata nel 1997 in provincia di Firenze da Paolo Naselli Flores è nota soprattutto per aver lanciato A Toys Orchestra, ma nel roster si segnalano anche Alessandro Fiori, Cesare Basile e Mimes of Vine.

*gruppo Facebook, no fan page

#20 VIA AUDIO RECORDS [likes: >2.200]




Etichetta brianzola, si occupa anche di eventi e  si segnala soprattutto per la produzione degli Io?Drama.

#21 MALINTENTI DISCHI [likes: >2.000]




Etichetta di riferimento dell'indie siciliano, si segnala per la produzione dell'astro nascente Nicolò Carnesi a cui si aggiungono nomi molto interessanti come Oratio, Omosumo e Toti Poeta.

#22 DIAVOLETTO NETLABEL [likes: >1.600]




Fermento indie anche in Basilicata grazie a questa etichetta che distribuisce musica esclusivamente via internet.

#23 STOP RECORDS [likes: >1.400]




Etichetta romagnola in ascesa, fondata da Ivan Tonelli, one man band di Urali, vanta uno studio di registrazione tutto suo e nomi di calibro sopratutto con riferimento all'indie anglofono: Girless & the Orphan, Talk To Me e Mary in June.

#24 VICEVERSA RECORDS [likes: >1.100]




Altra realtà siciliana, nasce dall'esperienza in major di Enzo Velotto. Tra gli artisti prodotti: Mapuche e Dead Cat In A Bag.

#25 WALLACE RECORDS [likes: >1.100]




Una serie infinita di produzioni e co-produzioni per l'etichetta lombarda fondata nel 1999 da Mirko Spino. Si segnalano Bologna Violenta e Fuzz Orchestra, ma ci è passata anche gente come Bachi Da Pietra, I Camillas e Zu.