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lunedì 16 aprile 2012

Piermario, sotto la divisa un ragazzo.

A Piermario piacevano Ligabue e Jovanotti. Jovanotti cantava "Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno". Piermario non era fortunato ma un sogno ce l'aveva: fare il calciatore, e come si direbbe oggi "lo stava facendo bene". Tanto bene da diventare un pilastro dell'under 21 di Casiraghi, dopo un'ottima annata a Vicenza e approdare alla corte dell'Udinese di Pozzo, specializzata nel lanciare talenti in erba; un calciatore professionista tesserato in serie A. 

Fu proprio all'inizio di un'estate, durante una partita dell'under 21, insieme a gente come Balotelli e Marchisio, che notai un ragazzo particolarmente vivace a centrocampo, con la faccia da pirata buono; il suo nome era Piermario Morosini. Considerato che nella stagione successiva avrebbe militato nell'Udinese e il sottoscritto è un appassionato fantacalcista con una certa predisposizione alla scoperta di talenti sconosciuti, all'asta di agosto  l'occasione mi si presentò ghiotta per accaparrarmi il giovane Piermario a poco prezzo.

Il Fantacalcio è il più romantico dei giochi che scommettono sullo sport. I calciatori che compongono il tuo team sono degli eroi, dei condottieri, protagonisti di un romanzo che dura un'intera stagione calcistica. Il volto di Piermario era perfetto, un po' da pirata, un po' da moschettiere. Doveva essere mio, l'ennesima rivelazione tirata fuori dal nulla da preferire a nomi ben più altisonanti nonché costosi. Purtroppo Piermario non esplose a fronte della strategia della società friuliana di puntare su giovani talenti esotici. Dopo una stagione dell'anonimato avevo perso un po' di vista questo ragazzo bergamasco che intanto veniva ceduto continuamente in prestito in Serie B.

Sabato scorso, a distanza di qualche anno da quel deludente acquisto fantacalcistico, appena tornato a casa dal caffè con gli amici scopro di colpo due cose: Morosini gioca nel Livorno, anzi giocava, perché non c'è più. Ha tentato due volte di rialzarsi ma la sua vita è stata improvvisamente stroncata da un ictus a soli 25 anni.

Di fronte ad una tragedia umana così incommensurabile Morisini si toglie la divisa e diventa semplicemente Piermario, un ragazzo. Un ragazzo apparentemente come tutti gli altri poiché il suo destino è stato segnato dalla sofferenza a causa della perdita in giovane età di madre, padre e fratello, malato come la sorella in vita. Improvvisamente la sua vita speciale diventa di dominio pubblico e la sua pagina twitter il diario di un ragazzo pieno di vita, sogni e passioni.

Pensare che era cominciato tutto con un'asta, un sogno fantacalcistico che si è tramutato nell'amaro epilogo della storia di un ragazzo che ora non c'è più.

Ciao Piermario, è stato un piacere conoscerti.



mercoledì 11 gennaio 2012

Fernando Di Leo, il maestro pugliese del noir

Vorrei dedicare il primo post dell'anno a Fernando Di Leo, compianto e rivalutato regista che oggi avrebbe compiuto 80 anni. Vari sono i fattori che mi legano a questo personaggio, oltre la passione per la regia: rappresenta l'unico degno esponente del cinema noir in Italia ed è originario di un paese vicinissimo al mio: San Ferdinando di Puglia. Tuttavia, il noir di Di Leo, venerato da Tarantino, che gli ha dedicato una rassegna quando è stato presidente della Mostra del Cinema di Venezia, non è un noir come quello americano e nemmeno come quello francese, pur essendo considerato il Melville italiano. 


Di Leo è stato un vero regista e intellettuale indipendente capace di imporre uno stile personale a un cinema di genere come nessuno ha mai saputo fare in Italia, capace di esprimere  una precisa visione ideologica e politica attraverso dialoghi (es. sulla presenza della mafia a Milano e coinvolgimenti di politici italiani) a Milano e i personaggi (indimenticabili i villain delle sue pellicole). Assolutamente da non perdere la Trilogia del milieu interamente girata tra il 1972 e il 1973 (Milano Calibro 9, La Mala Ordina, Il Boss). La violenza ben coreografata dalla ricerca stilistica del regista, dialoghi a volte laconici altre volte impegnati, colonne sonore originali memorabili (Luis Bacalov e Osanna), attori ben diretti (Gastone Moschin, Mario Adorf ed Henry Silva su tutti) negl anni successivi avrebbero lasciato in eredità, nel cinema italiano degli anni successivi, il modesto poliziottesco che ha visto come esponenti registi di calibro ben diverso. 

Il grande noir italiano è durato solo un biennio, cercasi degni eredi.


Ecco, infine, una bella intervista di Paolo Ruffini in cui è possibile cogliere la concezione di cinema per Di Leo.

venerdì 7 ottobre 2011

No Steve No Jobs

Al mio secondo post vorrei porgere un saluto a colui che è stato definito giustamente "Il Leonardo Da Vinci del nostro tempo": Steve Jobs, genio dei nostri tempi fondatore della Apple, ma anche, non dimentichiamocelo, della Pixar.

Steve ci ha lasciato ieri dopo una lunga malattia. Se avesse incontrato il Drugo, magari durante una partita a Bowling, probabilmente avrebbe suggerito un App per mettere in ordine questo ingombrante mucchio di input e output.

Con Steve la tecnologia è diventata arte, follia, fame di invenzione. Per i fans della Apple lui è il Genio della lampada che appaga il bisogno di tecnologia.

Caro Steve, ci ha insegnato ad essere liberi ma ci hai reso schiavi delle tue meravigliose creature.

Stay hungry, stay foolish.