lunedì 24 settembre 2012

Indipendente italiana - una regione, una canzone

Sulla scia del post precedente stavolta sceglierò un brano per ogni regione, non necessariamente il migliore o il più rappresentativo ma nemmeno il più banale: una playlist di 20 canzoni che descriva nel complesso la varietà geografica e stilistica del movimento musicale emergente e indipendente. Buona ascolto e visione.

Ps. Qualche pezzo da suggerire?

VALLE D'AOSTA
Naif Herin - Una Giornata Triste



TRENTINO ALTO ADIGE
N.A.N.O. - Io Accuso




PIEMONTE
Uochi Toki - Il Ladro




LIGURIA
Ex Otago - Dentro la Foresta





LOMBARDIA
L'Officina della Camomilla - Un Fiore per Coltello




VENETO
ManzOni - Scappi





FRIULI VENEZIA GIULIA
Tre Allegri Ragazzi Morti - La Sorella di Mio Fratello




EMILIA ROMAGNA
Giorgio Canali e Rossofuoco - Nuvole Senza Messico




TOSCANA
La Rappresentante di Lista - La Rappresentante di Lista





MARCHE
Camillas - Agitazione





UMBRIA
Fast Animals And Slow Kids - Mangio





LAZIO
Gli Innocenti - Google Earth





ABRUZZO
Management del Dolore Post-Operatorio - Il Numero Otto





MOLISE
Il Rumore del Fiore di Carta - Fallen




CAMPANIA
Fitness Forever - Mondo Fitness



PUGLIA
Ratafiamm - I Miei Tuoi Regali





BASILICATA
Dr. Panico - Sarà Tutto un Hi




CALABRIA
Brunori Sas - Una Domenica Notte




SICILIA
Colapesce - Restiamo in Casa




SARDEGNA
Sikitikis - Voglio Dormire Con Te


sabato 15 settembre 2012

Geografia del movimento musicale indipendente italiano - un'analisi regione per regione

Come anticipato ecco una mappa geografica e concettuale del movimento musicale indipendente che sta prendendo piede negli ultimi anni in Italia.

Nota metodologica: nella lista non sono considerati i gruppi indipendenti che cantano in lingua straniera, tra i quali, a titolo meramente esemplificativo annovero A Toys Orchestra (Agropoli), Aucan (Brescia) e i Casa del Mirto (Trento). Per la musica indipendente italiana in lingua straniera è stato scritto un apposito post.

VALLE D'AOSTA: nella piccola regione subalpina si segnala la poliedrica cantautrice Naif Herin, che si fa notare ormai da anni in vari festival in giro per l'Italia.

TRENTINO ALTO ADIGE: spicca l'interessantissimo N.A.N.O. progetto di Emanuele Lapiana (Ex C.O.D.), ottime qualità canore e compositive.

PIEMONTE: negli ultimi decenni questa regione ha regalato gruppi seminali come Subsonica (Torino) e Marlene Kuntz (Cuneo) e il discusso Beck italiano Bugo (Novara), tutti passati alle majors. Hanno invece resistito al richiamo delle grandi case discografiche i Perturbazione, paladini di un pop delicato e intelligente. A Torino troviamo il pop fuori dagli schemi di Vittorio Cane e gli strumentali Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo. Si ricordano infine il rivoluzionario rap narrativo degli alessandrini Uochi Toki e i sofisticati Il Disordine delle Cose da Novara. Da segnalare anche il progetto solista di Cosmo da Ivrea, frontman dei Drink To Me, il cantautorato di Losburla da Asti e il pop-rock ironico di Pagliaccio da Biella.

LIGURIA: nella terra di origine di De André continuano a mantenere la loro indipendenza i genovesi Meganoidi ed emergono gli Ex-Otago, un affollato complesso indie-pop di grande personalità capace di includere diverse sonorità, a volte divertenti a volte nostalgiche. Da una costola degli Ex-Otago nascono i Magellano, elettro-rap ironico.

LOMBARDIA: nella regione più ricca d'Italia, che ha visto nascere due band seminali come Verdena e Afterhours (tornati ad una produzione indipendente con l'ultimo lavoro "Padania") la tradizione caratterizzata da un rock più duro e introspettivo continua con i milanesi Ministri. Da ricordare anche due reduci degli anni '90: Paolo Benvegnù (ex Scisma) e Edda (ex Ritmo Tribale). Milanesi anche i giovanissimi naif sofisticati lo-fi dai testi (apparentemente) non sense Officina della Camomilla, sicuramente tra le realtà più originali, creative e interessanti sulla scena. E poi ancora L'Orso, cantautorato post-moderno molto interessante. Sempre a Milano ricordiamo il rock melodico e sperimentale degli Io?Drama, il pop ironico degli Egokid, pop-rock de Il Triangolo e il sorprendente caso dei Calibro 35, rock strumentale ispirato alle colonne sonore dei poliziotteschi anni '70. Poi ancora Giuliano Dottori e Dilaila. Gli Amanti invece nascono da un incontro tra pugliesi e sardi nel capoluogo lombardo.
Un sound davvero originale per l'Italia è quello dei Fine Before You Came: emo-core trascinata dalla voce del cantante Jacopo Lietti.
Da non dimenticare due mostri sacri dell'indipendente milanese, che nella loro carriera hanno seguito percorsi differenti: Elio e le Storie Tese ed Eugenio Finardi.
A Brescia invece si afferma il pop esplosivo di Paletti, con i suoi video divertenti, Ettore Giuradei, raffinato e pungente cantautore legato alla vecchia scuola italiana e i Campetty (ex Intercity), mentre a Salò annoveriamo Edipo, punto di riferimento dell'indie-pop lombardo.
Infine a Mantova troviamo lo sperimentale Dino Fumaretto, il chitarrista de Il Teatro degli Orrori Gionata Mirai e il cantautore Vincenzo Fasano, seppure trapiantato in Emilia Romagna.
Altro gruppo molto interessante, tra le province di Como e Lecco, sono i Nemesi, autori di un crossover abbastanza arrabbiato. Dalla provincia di Varese, infine, i MasCara.

VENETO: è la regione de Il Teatro degli Orrori, da Venezia, una delle band più seguite dal panorama e guidata da Pierpaolo Capovilla (ex One Dimensional Man). Una band trevigiana nota da diversi anni nel panorama è Valentina Dorme. A Verona nascono invece gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro che ricordano un po' i Massimo Volume. A Padova troviamo invece Alessandro Grazian, Petrina ed Edoardo Cremonese. A Bassano del Grappa sin dagli anni '80 fiorisce invece la new wave dei Frigidaire Tango.
Per il resto, se si escludono i raffinatissimi bellunesi Non Voglio Che Clara, l'indie veneto è trapiantato in Emilia Romagna, infatti l'artista di punta è il trevigiano di nascita ma bolognese di adozione Nicola Manzan, one man band a capo del progetto Bologna Violenta che sviluppa sonorità tra grindcore e industrial. Infine da segnalare il delicato duo pop Le-Li metà vicentino metà appunto bolognese, mentre i cupi e post-moderni ManzOni provengono in parte da Chioggia e in parte da Ferrara.

FRIULI VENEZIA GIULIA: è la regione che ha dato i natali a Fausto Rossi (al seguito Fausto'O), rivalutato autore dark-wave degli anni '80 oggi considerato un'icona per diversi gruppi indie. Ad anni di distanza Pordenone si presenta come una delle insospettabili capitali dell'indie rock italiano grazie agli ormai storici Tre Allegri Ragazzi Morti il cui bassista Enrico Molteni ha fondato l'importantissima La Tempesta Dischi che produce diversi tra i più importanti gruppo indie italiani tra i quali Sick Tamburo, ex Prozac+. Infine, nella provincia di Udine, sono nati gli Amari, interessante gruppo elettro-pop.

EMILIA ROMAGNA: forse la regione che più fa sentire il suo peso sull'indie italiano, sia per il numero che per l'importanza dei propri artisti. L'Emilia è in questo momento il regno del ferrarese Vasco Brondi de Le Luci della Centrale Elettrica, simbolo indiscusso di un cantautorato indie post-moderno e punto di riferimento artistico e morale per molti artisti emergenti. Ma ancora una volta è Bologna la città più virtuosa, a partire dal fenomeno del momento Lo Stato Sociale, gruppo synth-pop semi-nichilista capace di scrivere testi non del tutto geniali ma sufficientemente irriverenti. Il ritorno del padri del rock parlato Massimo Volume e i chiari riferimenti politici dei CCCP avranno sicuramente influenzato il cantante/autore/scrittore/agente immobiliare degli Offlaga Disco Pax, Max Collini. Sempre da Bologna, da segnalare per il discreto successo di pubblico anche il post-rock dei Mariposa, e le sperimentazioni degli Zeus! (bassista da i Calibro 35 + batterista da Il Genio). Da seguire gli emergenti Nel Dubbio, davvero molto interessanti. Una nota di merito per Matteo Costa Romagnoli, boss della Garrincha Dischi, altra metà dei LE-LI che ora ha deciso di produrre un disco tutto suo. Nella scuderia di Garrincha Dischi anche Marcello Petruzzi, alias 33 Ore. Tuttavia il simbolo del cantautorato chic italiano è di Fidenza, e si chiama Giuseppe Preveri meglio conosciuto come Dente  a cui piace parecchio Battisti, e si sente. Sulla sponda romagnola si ascolta un rock in cui stridulano le chitarre, prima tra tutte quella dell'ex CCCP Giorgio Canali con i suoi Rossofuoco fino al fantastico noise psichedelico in stile My Bloody Valentine dei Cosmetic. Nella provincia di Reggio Emilia, oltre agli storici Giardino di Mirò troviamo i ruvidi Gazebo Penguins (tra Correggio e Zocca).
Un discreto movimento lo troviamo anche a Forlì con i Blastema (apparsi anche a Sanremo), Jang Senato, Jocelyn Pulsar e lo screamo dei Raein, capaci di ottenere un buon seguito anche all'estero. Un'altra band molto importante i Nobraino da Riccione, uno dei tanti gruppi indie lanciati dal programma Parla con Me, piacevolmente matti come il loro stravagante leader Lorenzo Kruger, mentre a Rimini si segnala Brace. Nelle provincia di Ravenna troviamo le sonorità cupe e sperimentali di Simona Gretchen.
Da Modena infine, un gruppo storico: i Modena City Ramblers.

TOSCANA: all'inizio degli anni '80 Firenze era la capitale della new wave indipendente italiana con gruppi come Litfiba, Diaframma (tornati nel giro) e Moda di Andrea Chimenti. Poi è arrivato il rock filosofico dei Baustelle che però si sono piegati alla Warner, restano i pisani The Zen Circus (insieme al loro frontman-solista Appino e il progetto del batterista Karim Qqru La Notte dei Lunghi Coltelli), rock duro contro il sistema insieme ai concittadini Criminal Jokers, rock indie dal sound molto dark-wave, che hanno lanciato quest'anno il loro primo album in lingua italiana. Pisani anche i Gatti Mezzi. Da seguire i divertenti Pippo e i suoi Pinguini Polari dalla provincia fiorentina e La Rappresentante di Lista, metà palermitani e metà viareggini con la splendida voce di Veronica Lucchesi. Della provincia di Arezzo, invece il piano-bar futuristico dei Saluti da Saturno. Senza dimenticare i Virginiana Miller da Livorno, band indipendente ormai "longeva".

UMBRIA: a Perugia è possibile ascoltare il rock-dinamite dei Fast Animals And Slow Kids, giovani e irriverenti.

MARCHE: nella terra dell'esiliato e quasi incompreso Moltheni, tornato alla ribalta come Umberto Maria Giardini, troviamo un movimento molto vario nel quale spicca Maria Antonietta, nervosa e stridente cantautrice di Pesaro, pupilla di Dario Brunori che nello stile vocale ricorda un po' la prima Carmen Consoli. Di Pesaro anche gli irriverenti e geniali Camillas Occhio alla città di Senigallia, che ama definirsi la "Nuova Seattle" e dove troviamo un indie-pop molto poliedrico di gruppi come Chewingum e Dadamatto. Infine a Recanati La Tosse Grassa, pop demenziale postmoderno.

LAZIO: è la Capitale a farla da padrone con il simbolo Mannarino che nonostante la distribuzione indipendente è allo stato attuale l'artista con maggior numero di fan al seguito tanto che è facile prevedere che possa essere sedotto dalle major. Il cantautore del quartiere Centocelle ha conquistato le masse con un cantautorato folk schietto, allegro e intelligente. Tra i migliori e più originali gruppi che cantano in romanesco si citano Il Muro del Canto, folk e dark nello stesso tempo. Legato alla musica popolare romana anche Emilio Stella.
A guidare la sponda più propriamente "indie" I Cani, con un elettro-pop sporco e rumoroso, forzatamente antiborghese. Per molti si tratta di una furba operazione di marketing ben congegnata facendo leva sul web.
Sempre a Roma da segnalare anche il folk dei Tete de Bois, il cantautorato di Roberto Angelini, Babalot, Ilenia Volpe, o gruppi davvero interessanti come Thegiornalisti, i Luminal, I Quartieri, i Carpacho! e i Cernit, freschissimi rappresentati di un lo-fi romantico che si contrappone ai cugini naif milanesi de L'Officina della Camomilla. Occhio anche ai Jonny Blitz e ai Mary in June, introspettivi come pochi. Ma c'è anche tanta qualità musicale: ricordiamo il new blues Bud Spencer Blues Explosion, e il math rock degli Zu.
In questo caso vale la pena accennare a un gruppo importantissimo per il rap indipendente romano e non solo: gli Assalti Frontali.
Ma la provincia non sta a guardare: a Velletri spiccano i seguitissimi Eva Mon Amour (ex Cappello a Cilindro) e GaLoni, da Marino il rock bizzarro ed esplosivo dei Kutso, mentre sull'asse Roma-Pomezia c'è una formazione di cinque ragazzi terribili, Gli Innocenti, che presentano un sound davvero originale che mescola beat e psichedelia con testi stravaganti e videoclip molto creativi.
Da Rieti gli Area 765, ex Ratti della Sabina.

ABRUZZO:  mentre Umberto Palazzo (co-fondatore dei Massimo Volume) continua ad essere un'icona concettuale dell'indipendente italiano con i suoi Santo Niente (Pescara) il nome nuovo sono i Management del Dolore Post Operatorio da Lanciano, indie-rock contro il sistema dai testi molto sofisticati. Sicuramente tra le regioni più "ribelli".

MOLISE: nel 2002 a Campobasso nasce Il Rumore del Fiore di Carta, complesso di qualità tra ambient e post rock con discreto seguito anche all'estero.

CAMPANIA: nella terra famigerata dei neomelodici e dell'allegra tarantella nella a Napoli annoveriamo tre rappresentanti ormai storici dell'indipendente: i 99 Posse, il dub-raggae degli Almamegretta, i 24 Grana, capaci di cantare in dialetto partenopeo pezzi di qualità abbracciando diversi stili musicali, e il pop sperimentale di Marco Parente. Tra le nuove leve invece emergono due gruppi completamente diversi tra loro. A Napoli annoveriamo Innanzitutto il rock in dialetto dei Foja, l'elettronica di Meg e i Fitness Forever, che sembrano un Quartetto Cetra moderno capaci di spaziare tra differenti sonorità, ma molto divertenti nello stile tanto da passare quasi inosservati in Italia con un discreto successo invece in Spagna. Sempre da Napoli il cantautorato concettuale di Giovanni Truppi. In provincia di Caserta invece si segnalano i Bastian Contrario, capaci di disegnare un pop amaro e raffinato. Infine, nel movimento che coinvolge il salernitano spicca il cantautorato intimista di Nicodemo.

PUGLIA: il Salento negli ultimi anni ha regalato alla platea gruppi ormai affermati come i Negramaro e i Sud Sound System, ma tra le nuove band che si possono definire indipendenti si segnala il duo Il Genio, alla ribalta grazie al discreto successo di "Pop Porno" ma capaci di esprimere sonorità interessanti con trame vocali "sussurrate!. Nella provincia di Bari (Molfetta) che ha lanciato il rap tagliente di Caparezza è stato ottenuto un discreto successo da La Fame di Camilla, che però non possono essere classificati come veri indipendenti in quanto prodotti e distribuiti da Universal. Da Foggia (città per anni non molto avvezza all'indipendente), invece si segnalano i Ratafiamm, ora scioltosi,  trapiantati in Emilia Romagna, duo introspettivo che sinora hanno guadagnato una grande attenzione della critica più che del pubblico e Trivo, autore lo-fi dal sound elettronico caratterizzato da una visionarietà lynchiana. Infine a Taranto il notevole alternative folk dei Leitmotiv.

BASILICATA: pur vivendo a Roma Filippo De Lisa alias Dr. Panico è di Potenza, si tratta di un menestrello indie-pop.

CALABRIA: chissà cosa penserebbe oggi Rino Gaetano ascoltando il suo conterraneo (anch'egli della provincia di Cosenza) Dario Brunori, leader dei Brunori SAS e probabilmente il miglior cantastorie del nuovo panorama musicale italiano.

SICILIA: la terra di Franco Battiato e Carmen Consoli è la grande sorpresa del mio personalissimo studio per numero e qualità degli artisti con una nuova interessante scuola cantautorale. A parte lo storico Cesare Basile e l'originalissimo cantautore Mapuche, sospeso tra ironia e rabbia, il baricentro (di gravità permanente) si è spostato da Catania a Palermo. Qui troviamo l'originalissimo folk alternativo del duo Pan del Diavolo, ma anche i cantautori vecchia scuola come Antonio Dimartino e Nicolò Carnesi, le terribili Iotatola in bilico tra jazz e pop e il misterioso, misconosciuto ma già influente Piero Palazzo con il suo gruppo Un Giorno Disperato. Proviene invece da Siracusa il talentuoso Colapesce che ha ben studiato i gruppi indipendenti americani contemporanei. Dalla provincia di Messina il cantautorato raffinato di Oratio.
Senza dimenticare i Marta Sui Tubi da Marsala, sempre più noti al grande pubblico e ora non del tutto indipendenti in quanto co-prodotti da BMG.

SARDEGNA: anche qui troviamo un autore trapiantato in Emilia: Jacopo Incani da Buggerru (CI) meglio conosciuto come Iosonouncane, cantautore sperimentale non per tutti i gusti. A Cagliari invece da diversi anni ci sono i seguitissimi (anche al di fuori dell'isola sarda) Sikitikis, davvero potenti e dalle mille influenze sonore, che hanno da poco firmato un contratto esclusivamente editoriale con la Sugar di Caterina Caselli.

Qualsiasi suggerimento su nomi di gruppi particolarmente interessanti nell'attuale scena indipendente italiana è gradito.




[post aggiornato a Dicembre 2013]

sabato 28 luglio 2012

Geografia del movimento musicale indipendente italiano ai tempi dei social network

In questo post mi occuperò dell'evoluzione della musica italiana indipendente, ovvero fuori dai canoni commerciali e con distribuzione indipendente.
Dopo anni di cantautorato folk che abbracciava gran parte delle regioni italiane (De Andrè, De Gregori, Lolli, Ciampi, Gaetano, Dalla, ecc.) nei garage Firenze, all'inizio degli anni '80, nascevano I Litfiba, i Diaframma, i Moda i Neon. Era un rock italiano indipendente fortemente influenzato dalla dark-wave anglosassone che veniva rivisitata secondo uno stile più latino e una poetica tipicamente nazionale. A Bologna, dove la faceva da padrone il punk, emersero i CCCP (poi CSI e ancora PGR), di gente come Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo (già Litfiba), Massimo Zamboni e Giorgio Canali. Poi vennero gli anni '90 e i grandi padri dell'indipendente italiana cominciavano a produrre le nuove le nuove leve. Nel 1994 viene pubblicato il seminale album "Catartica" dei Marlene Kuntz da Cuneo prodotti dai CSI. A Milano la dark-wave tornava ad influenzare gli Aftehours e in provincia di Bergamo il grunge fulminava i Verdena, mentre a Torino nascevano i Subsonica, nuovi paladini dell'elettronica made in Italy. In provincia di Novara si faceva conoscere Bugo, il Beck Italiano e Firenze tornava alla ribalta con i primi Baustelle. E ancora gli emiliani Massimo Volume, padri del rock cantato e il marchigiano Moltheni, che dopo un'apparizione a Sanremo diverrà simbolo del cantautorato colto e indipendente, costretto a guadagnarsi da vivere come pompiere a fronte di una folta schiera di fan e l'attenzione della critica.
Ma la vera sorpresa si chiama Pordenone: nella fredda Friuli Venezia Giulia tre ragazzi mascherati con dei teschi e con la passione per i disegni fondavano i Tre Allegri Ragazzi Morti che diventeranno fondamentali per la produzione del nuovo indie italiano.
Dagli anni '70 all'inizio degli anni '2000 la musica indipendente si faceva conoscere al pubblico tramite i concerti (dai piccoli locali ai grandi palchi), rare comparsate televisive, le riviste specializzate e, ovviamente i dischi, dai vinili fino ai compat-disk fino ad adattarsi al formato digitale mp3 che apriva la strada all'incontrollabile mercato nero del web che liberalizzava la conoscenza musicale di nicchia e creava problemi e interrogativi su copyright e ritorni economici.
Nella seconda parte del primo decennio degli anni '2000 il mercato discografico italiano subisce dei mutamenti: cambiano i canali di comunicazione dei gruppi musicali indipendenti che dalle vetrine di un sempre più arrugginito ma efficace MysSpace devono essere in grado di "parlare" agli internauti attraverso i social network, ovvero le fan page Facebook e gli account Twitter, per farsi conoscere, accaparrarsi nuovi fan, fidelizzare i vecchi, renderli partecipi delle loro giornate, magari informarli del lungo e faticoso processo che porta alla registrazione del nuovo album. Perché oggi, essere su Facebook e Twitter significa essere virtualmente "tra le gente", come quando il divo rock si lanciava tra la folla immensa dei suoi fan e lì si faceva trascinare dalle braccia. Oggi quella folla immensa va alimentata sulla rete. Alle riviste si sostituiscono i blog e gli stessi fan possono dire la loro direttamente sui profili dei propri idoli, criticandoli magari una svolta stilistica non proprio gradita o per un concerto deludente.
Proprio analizzando Twitter, Facebook e gli immancabili canali Youtube, trasformando un mucchio di input in output un po' più ordinati, ho cercato di creare una geografia del movimento indipendente italiano, che abbraccia tutta l'Italia ma anche i generi musicali con un ritorno particolarmente prepotente del cantautorato (Brunori Sas, Dente, Mannarino e Vasco Brondi su tutti). Da notare anche la presenza di un interessante movimento lo-fi tra i gruppi emergenti a tutti gli effetti (L'officina della Camomilla).
Da una prima analisi si può notare come oggi gli indipendenti più popolari su Facebook, per numero di fan, siano i seguenti:

1 - Mannarino (70.862)
2 - Il Teatro degli Orrori (51.710)
3 - Le Luci della Centrale Elettrica (49.383)

Nei prossimi post una mappa concettuale e  geografica del nuovo indie italiano.

lunedì 16 aprile 2012

Piermario, sotto la divisa un ragazzo.

A Piermario piacevano Ligabue e Jovanotti. Jovanotti cantava "Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno". Piermario non era fortunato ma un sogno ce l'aveva: fare il calciatore, e come si direbbe oggi "lo stava facendo bene". Tanto bene da diventare un pilastro dell'under 21 di Casiraghi, dopo un'ottima annata a Vicenza e approdare alla corte dell'Udinese di Pozzo, specializzata nel lanciare talenti in erba; un calciatore professionista tesserato in serie A. 

Fu proprio all'inizio di un'estate, durante una partita dell'under 21, insieme a gente come Balotelli e Marchisio, che notai un ragazzo particolarmente vivace a centrocampo, con la faccia da pirata buono; il suo nome era Piermario Morosini. Considerato che nella stagione successiva avrebbe militato nell'Udinese e il sottoscritto è un appassionato fantacalcista con una certa predisposizione alla scoperta di talenti sconosciuti, all'asta di agosto  l'occasione mi si presentò ghiotta per accaparrarmi il giovane Piermario a poco prezzo.

Il Fantacalcio è il più romantico dei giochi che scommettono sullo sport. I calciatori che compongono il tuo team sono degli eroi, dei condottieri, protagonisti di un romanzo che dura un'intera stagione calcistica. Il volto di Piermario era perfetto, un po' da pirata, un po' da moschettiere. Doveva essere mio, l'ennesima rivelazione tirata fuori dal nulla da preferire a nomi ben più altisonanti nonché costosi. Purtroppo Piermario non esplose a fronte della strategia della società friuliana di puntare su giovani talenti esotici. Dopo una stagione dell'anonimato avevo perso un po' di vista questo ragazzo bergamasco che intanto veniva ceduto continuamente in prestito in Serie B.

Sabato scorso, a distanza di qualche anno da quel deludente acquisto fantacalcistico, appena tornato a casa dal caffè con gli amici scopro di colpo due cose: Morosini gioca nel Livorno, anzi giocava, perché non c'è più. Ha tentato due volte di rialzarsi ma la sua vita è stata improvvisamente stroncata da un ictus a soli 25 anni.

Di fronte ad una tragedia umana così incommensurabile Morisini si toglie la divisa e diventa semplicemente Piermario, un ragazzo. Un ragazzo apparentemente come tutti gli altri poiché il suo destino è stato segnato dalla sofferenza a causa della perdita in giovane età di madre, padre e fratello, malato come la sorella in vita. Improvvisamente la sua vita speciale diventa di dominio pubblico e la sua pagina twitter il diario di un ragazzo pieno di vita, sogni e passioni.

Pensare che era cominciato tutto con un'asta, un sogno fantacalcistico che si è tramutato nell'amaro epilogo della storia di un ragazzo che ora non c'è più.

Ciao Piermario, è stato un piacere conoscerti.



domenica 11 marzo 2012

1983 - Luna (Litfiba)

Il mio rapporto con i Litfiba, prima di ascoltare Luna/La Preda era stato più odio che di amore. Cominciava nei primi anni '90 quando frequentavo le medie e me li avevano fatti conoscere un mio carissimo amico coetaneo e mio fratello. Erano gli anni di El Diablo, Terremoto, Spirito, fino ai sempre più commerciali Mondi Sommersi e Infinito. Sempre peggio. Un rock di personalità, abbastanza aggressivo, ma che non mi entusiasmava abbastanza per quel fastidioso machismo che mi pareva di percepire.  
Qualcosa cambiò durante una competizione sonora che si svolgeva in più serate del 2001 all'Off-street di Barletta cui partecipavo anch'io, come tastierista di un gruppo che si chiamava Blitz For Money. Una sera assistemmo alla performace di una band che si chiamavano Urlo, mi pare, che aveva un cantante davvero matto, per i movimenti da contorsionista e la sua capacità di bere qualsiasi cosa gli passasse lo scatenato pubblico. Avevano cominciato con un pezzo la cui ritmica trovai davvero notevole e devastante cominciava con i seguenti versi:

Vai La nebbia ha un corpo leggero
E tu vai
Non senti quella voce dice "Dove vai!"
Vai Affilatissimo stiletto tu hai
Con lama a doppio taglio "Credi che ce la farai?"


Mi informai sul momento, si trattava di una cover di "La Preda" dei Litfiba. Possibile? I Litfiba? Ebbene scoprii che la band fiorentina poco più di un decennio prima era stata grande, leggendaria, forse davvero la migliore in Italia. Gli Urlo avrebbero poi proposto .Sweet Dreams versione di Marylin Manson per poi concludere con una scialba cover di "Qualcosa di grande" dei Lunapop.


Parì così la mia ricerca, inizialmente con il potente live su Croce e Delizia, per poi conoscere le magiche atmosfere della versione originale grazie a degli mp3 passatomi dal chitarrista del mio gruppo ed esperto "litfibologo". La ricerca  mi portò allora nella cupa Firenze dei primi anni 80', che si traveste di dark-wave con tre gruppi seminali: i primi, insuperati Litfiba, i Diaframma di Federico Fiumani e i Neon. In particolare, nel 1982 i Litfiba registrano Luna come lato B dello splendido EP Guerra/Luna non ancora ebbri del successo commerciale degli anni a venire. Ma la versione perfetta di Luna è a mio avviso quella di uno dei 45 giri più importanti del movimento fiorentino e del rock alternativo italiano in generale: Luna/La Preda. E' sin dalla formazione davvero stellare del gruppo che si può comprendere che non può trattarsi altro che di una capolavoro: Piero Pelù, frontman e showman che trasforma i live in eventi davvero memorabili con danze e movimenti da vero contorsionista; Ghigo Renzulli, chitarrista rock di forte impatto sonoro come pochi in Italia all'epoca; Gianni Maroccolo, la faceva da padrone con quel suo basso ipnotico che era il vero marchio di fabbrica del sound iniziale del gruppo, prima della fuga ribelle verso i CCCP; il tastierista grande Antonio Aiazzi che riempiva gli arrangiamenti di new-wave; infine, alla batteria, Renzo Franchi, in attesa di lasciare il posto al compianto Ringo De Palma. Il disco fu inciso come premio della vittoria del secondo festival rock di Bologna e per la promozione dell'EP "Litfiba" uscito l'anno precedente. 

La Preda è un pezzo straordinario, ma forse di poco superiore è Luna, a mio avviso il miglior brano dark-wave italiano per l'ipnosi che sono in grado di trasmettere la voce di Pelù e il basso di Maroccolo, supportati dalla chitarra di Renzulli e dai taglienti inserimenti delle tastiere di Aiazzi fino al climax finale davvero allucinato:

In un sogno o no, ma eravamo strani
La nostra notte viaggiava veloce
E noi uomini, noi vinceremo
sarà quella sfera nelle nostre mani!

Un testo abbastanza ermetico che parla di sfide e mondi lontani cui si potrebbe discutere per ore. Tre curiosità: 

1 - causò non pochi problemi quella parte che recitava "Sarò un re o un dittatore" che catturò l'attenzione di diversi skinheads che con non poco imbarazzo della band fiorentina si presentava ai loro concerti;

2 - su Youtube si trova una performance nel programma Fresco Fresco sulla Rai, mai andato in onda, in cui, una giovanissima e sconcertata Maria Teresa Ruta, presenta i Litfiba che si esibiscono con un brano così cupo in un lido pieno di bagnanti disorientati di fronte ad un'esibizione terribilmente allucinata di Pelù che dà il meglio delle sue contorsioni e al grido "Il sangue è un dittatore" si cosparge della vernice rossa sul volto mentre i musicisti mettono in bella evidenza il playback con i cavi staccati. 

3 - in alcuni live il brano è più lungo e viene aggiunta una parte di testo dai toni molto forti seppur sempre enigmatici.


L'anno scorso, come se il destino avesse deciso che avremmo dovuto incontrarci, ho trovato il prezioso EP tra i vinili della collezione di mio padre che non sapevano nemmeno chi fossero e che se lo è ritrovato in maniera abbastanza casuale, non sapendo di avere tra le mani un pezzo di storia della musica indipendente italiana, chenegli anni a seguire si sarebbe svenduta al grande pubblico. In un sogno o no, ma eravamo strani.

mercoledì 11 gennaio 2012

Fernando Di Leo, il maestro pugliese del noir

Vorrei dedicare il primo post dell'anno a Fernando Di Leo, compianto e rivalutato regista che oggi avrebbe compiuto 80 anni. Vari sono i fattori che mi legano a questo personaggio, oltre la passione per la regia: rappresenta l'unico degno esponente del cinema noir in Italia ed è originario di un paese vicinissimo al mio: San Ferdinando di Puglia. Tuttavia, il noir di Di Leo, venerato da Tarantino, che gli ha dedicato una rassegna quando è stato presidente della Mostra del Cinema di Venezia, non è un noir come quello americano e nemmeno come quello francese, pur essendo considerato il Melville italiano. 


Di Leo è stato un vero regista e intellettuale indipendente capace di imporre uno stile personale a un cinema di genere come nessuno ha mai saputo fare in Italia, capace di esprimere  una precisa visione ideologica e politica attraverso dialoghi (es. sulla presenza della mafia a Milano e coinvolgimenti di politici italiani) a Milano e i personaggi (indimenticabili i villain delle sue pellicole). Assolutamente da non perdere la Trilogia del milieu interamente girata tra il 1972 e il 1973 (Milano Calibro 9, La Mala Ordina, Il Boss). La violenza ben coreografata dalla ricerca stilistica del regista, dialoghi a volte laconici altre volte impegnati, colonne sonore originali memorabili (Luis Bacalov e Osanna), attori ben diretti (Gastone Moschin, Mario Adorf ed Henry Silva su tutti) negl anni successivi avrebbero lasciato in eredità, nel cinema italiano degli anni successivi, il modesto poliziottesco che ha visto come esponenti registi di calibro ben diverso. 

Il grande noir italiano è durato solo un biennio, cercasi degni eredi.


Ecco, infine, una bella intervista di Paolo Ruffini in cui è possibile cogliere la concezione di cinema per Di Leo.

venerdì 16 dicembre 2011

1980 - Prospettiva Nevskij (Franco Battiato)

Franco Battiato è senza ombra di dubbio uno dei più originali autori del panorama musicale italiano da più di 30 anni. Mi piace definirlo Cantore del "mistico", richiamando un termine molto utilizzato nelle sue canzoni. Mistici come i luoghi e le atmosfere in cui ti trasportano le sue canzoni. La discografia di Battiato è sterminata e credo di essere troppo pigro per analizzarla in maniera completa, così spesso mi lascio trascinare da ciò che mi capita del Maestro. Se poi ciò che ti capita è avere un coinquilino abruzzese appassionato di Battiato, dei suoi classici e soprattutto delle sue chicche meno famose, allora siamo sulla strada giusta. E sulla strada giusta dovevamo essere quella sera di circa un anno fa quando in macchina in balia della playlist del mio coinquilino, tra un successo commerciale all'ultimo grido e una canzone di Vasco Rossi dagli altoparlanti spunta improvvisamente questa canzone...mistica. Come spesso capita nelle canzoni del Maestro il richiamo è a mondi lontani e nello specifico alla Russia di tanti anni fa, vista, appunto da una prospettiva Nevskij. E così ci si lascia trasportare dalla sua voce che racconta di mitra, balletti, orinali sotto il letto e i film di Eisenstein. Fino ad arrivare al culmine. Li ho contati: sono i 17 secondi tra i più belli della storia della musica leggera italiana quando Battiato ripete per due volte la seguente frase:

E il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire.

Una canzone il cui ascolto è particolarmente consigliato quando si desidera fuggire dal contesto reale.