martedì 16 ottobre 2012

Artista indipendente, cercasi definizione

"Sono così indie che con la musica non ci arrivo a fine mese" cantano scherzosamente (ma neanche tanto) quelli de Lo Stato Sociale. Ma cosa significa veramente essere indipendenti? Spesso tale definizione risente di falsi miti. Cerchiamo di giungere ad una definizione smentendo un po' di credenze popolari. Avere scarso successo? Piacere a pochi? Non seguire la moda? Fare musica diversa o underground? Nessuna di queste caratteristiche è calzante.

1 - La musica indipendente non è la corrente comunemente chiamata "indie" o "indie-rock"

A partire dagli anni 2000 con il termine "indie" spesso si intende erroneamente un "sound", una corrente artistica, esplosa negli USA e subito dopo in UK con garage band quali ad esempio The Strokes, White Stripes, Black Rebel Motorcycle Club, The Killers, The Libertines, Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, Arctic Monkeys, ma anche gli svedesi The Hives e gli australiani The Vines. Tuttavia questo movimento viene erroneamente spacciato per la musica indipendente, anche se alcuni gruppi indipendenti prendono ispirazioni dal movimento indie-rock. Per quale motivo? Basta dare un'occhiata alle etichette da cui sono state prodotte:

RCA Records (Sony): The Strokes;
Virgin Music (EMI): Black Rebel Motorcycle Club;
Island Music (Universal): The Killers;
Rough Records (Sony): The Libertines:
B-Unique Records (Universal): Kaiser Chiefs;
Capitol Records (EMI): The Vines.

Come è facile notare questi gruppi hanno in comune il fatto che le loro società di produzione facciano parte delle quattro grandi major mondiali della discografia: Universal Sony ed EMI (che sta per essere acquisita dalla stessa Universal). A queste va aggiunta la Warner. 

Gli Arctic Monkeys e i Franz Ferdinand invece sono stati prodotti, sin dai loro primi successi, tramite l'etichetta indipendente londinese Domino. Per tale motivo i due gruppi britannici possono essere definiti, ancora oggi, un vero gruppo indipendente nel genere indie-rock. Anche i White Stripes invece hanno fatto capo a una etichetta indipendente: la XL Records. Lo stesso si può dire per la svedese Burning Heart Records che ha prodotto The Hives.

2 - Musica indipendente non significa necessariamente originale, innovativa, sperimentale o di avanguardia

I Velvet Undergrund sono considerati all'unanimità i "padri" della musica indipendente: infatti vennero prodotti per la prima volta da Andy Warhol nel 1966 e la loro indipendenza si rifletteva nel sound grezzo e innovativo così come i temi trattati nei testi che affrontavano aspetti oscuri della società mai trattati prima (droga, omosessualità, masochismo, ecc.). Ma nessun artista che si ispira alla band newyorkese o in ogni caso sperimentale o all'avanguardia, può essere autenticato come indipendente se viene prodotto, ad esempio da Universal.

Tuttavia, esistono delle eccezioni, ovvero artisti che da indipendenti hanno assunto una tale fama e una tale forza contrattuale da rimanere indipendenti anche in una major. L'esempio più eclatante è quello dei Radiohead, che nel 2000 produssero "Kid A", il loro album più sperimentale di sempre, sotto l'egida della EMI.

3 - La musica indipendente non identifica necessariamente un segmento di nicchia o vendite relativamente basse

E' curioso notare come spesso i gruppi o glia artisti indipendenti emergenti o comunque con riscontri commerciali non elevati critichino artisti indipendenti capaci di raggiungere un importante successo commerciale. E' il caso di chi vede in gente come Le Luci della Centrale Elettrica, Dente, Brunori Sas o Mannarino esempi sbagliati poiché capaci di ottenere un importante riscontro popolare. Magari spesso succede che, a prescindere dalla validità dei dischi, il successo logora chi non ce l'ha.

4 - Si può essere indipendenti solo in alcuni periodi della propria carriera musicale 

Una band o un singolo artista possono essere etichettati come indipendenti solo per un determinato periodo della loro carriera per poi diventare mainstream. Si pensi ai Litfiba, prodotti dall'indipendente I.R.A. fino all'album "Litfiba 3" per poi passare alla CGD della Warner. E il sound ne ha risentito tanto. Oppure, il passaggio dalla Sonica Factory di Gianni Maroccolo alla Virgin Records (EMI) da parte dei Marlene Kuntz, che ha fatto storcere il naso a più di un fan. Infine ricordiamo il ritorno all'indipendente degli Afterhours con l'ultimo album "Padania" prodotto con la propria etichetta discografica Germi, dopo anni con la Universal.

5 - Una definizione 

Essere indipendenti significa avere alle spalle una produzione indipendente che prescinde dalle logiche di mercato proprie delle 3 major internazionali: Universal, Warner, Sony. 

Essere indipendenti è dunque una questione di prodotto e non di genere o sound. 

E come ogni regola che si rispetti abbiamo visto che esistono delle eccezioni (Radiohead).

Se volessimo giungere ad una definizione "integralista" si potrebbe dire che è indipendente solo chi si autoproduce, perché spesso anche un'etichetta indipendente segue delle proprie logiche artistiche. Si pensi al boss della Garrincha Dischi Matteo Romagnoli che spesso si occupa direttamente dell'arrangiamento dei brani dei propri artisti.

Per concludere, negli ultimi anni si potrebbero segnalare in Italia  i seguenti lavori autoprodotti, e quindi più indipendenti che mai:

"Fallen" (2008) - Il Rumore del Fiore di Carta
"Emoterapia" (2009) - Trivo
"Raccolta Demo" (2010)" - L'Officina della Camomilla
"Mezze Stagioni" (2011) - Ex Otago, prodotto con azionariato popolare
"Low Budget Invasion" (2011) - Ratafiamm
"Sulla Linea d'Orizzonte su Questa Mia Vita e Quella di Tutti" (2011) - Raein


giovedì 4 ottobre 2012

Le etichette discografiche indipendenti, un torneo sempre amichevole

Se, come abbiamo visto nel post del 15 settembre, in Italia c'è un vero e proprio movimento indipendente il merito è anche delle etichette discografiche che si sono trasformate sempre più in aggregatori di artisti che portano in giro per l'Italia e non solo, con la loro carovana.

Spesso l'indipendente fiorisce proprio dall'indipendente. Andando di poco indietro nel tempo la band più prolifica in questo senso sono stati sicuramente i CCCP: nel 1990 I Dischi del Mulo (Reggio Emilia) di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni producono gli Ustmamo. Nello stesso tempo Gianni Maroccolo (anche ex Litfiba) fonda la Sonica Factory che scopre i Marlene Kuntz. Nel 1994 le due etichette si fondono e danno vita al Consorzio Produttori Indipendenti, che produrrà gente come Marlene Kuntz, Santo Niente, Yo Yo Mundi e Andrea Chimenti. Nel 1999 il progetto si scioglie e i diritti passano alla Sonica Factory per un po' di tempo. Lo stesso Maroccolo nel 2012 presenta l'etichetta Al-Kemi Lab che produce i Bastian Contrario.

Un esempio simile è seguito oggi dal bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti Enrico Molteni che nel 2000 fonda La Tempesta Dischi, etichetta di riferimento nell'attuale panorama musicale italiano, distribuita da Universal e Venus. Seguiranno le esperienze dei Mariposa, Dario Brunori.

Un caso interessante è quello dell'album "Mezze Stagioni" (2011) degli Ex Otago, che il gruppo genovese riesce a produrre grazie all'iniziativa di azionariato popolare "Anche io produco gli Ex Otago" che prevede che anche i fan del gruppo diventino produttori acquistando un'azione del progetto.

Ma procediamo con ordine e analizziamo le etichette indipendenti italiane ancora una volta con un approccio "geografico" prendendo spunto dall'infografica sulle etichette italiane presente sul portale Rockit:

fonte: rockit.it


Deduciamo che In Italia troviamo una miriade di etichette, poco meno di 800. Come era ben facile prevedere la Lombardia (200) la fa da padrone seguita dall'Emilia Romagna (108) che si conferma regione di grande movimento musicale, forse la migliore da un punto di vista del rapporto qualità/quantità,  mentre va a completare il podio il Lazio (100), dove troviamo diverse tra le etichette più importanti.

Seguono Veneto (56), Piemonte (55), Toscana (47), Puglia (34), Campania (32) e Sicilia (32). Da notare l'assenza di produzione musicale rilevante in Valle d'Aosta e Basilicata, mentre in Molise troviamo una sola etichetta.

Ma analizziamo alcune etichette indipendenti tra le più attive nella produzione indipendente, raggruppandole sempre per regione.

PIEMONTE: da Verbania si segnala FaceLikeaFrog Records che produce gruppi interessanti come The Van Houtens e Dadamatto.

LOMBARDIA: nel panorama indipendente si distingue Foolica Records (2008) di Mantova che produce, tra gli altri Edipo e The Vickers, distribuiti non solo in Italia ma anche in Giappone.
Altra importante etichetta è la Ghost Records di Varese, fondata da Francesco Brezzi e Giuseppe Marmina e che vanta nella sua squadra artisti come Dente, Alessandro Grazian, Il Triangolo e Green Like July.

VENETO: molto attiva la Fosbury Records, nata nel 2002, nella cui scuderia spiccano Valentina Dorme e N.A.N.O. L'etichetta si definisce "un laboratorio per i suoi componenti, un raccoglitore di idee, un punto di incontro. Perchè sia ancora l'unione a fare la forza".

FRIULI VENEZIA GIULIA: è qui che troviamo la base de La Tempesta Dischi di Enrico Molteni, precisamente Maniago in provincia di Pordenone. Il patrimonio artistico di questa scuderia è sicuramente tra i più invidiabili: oltre a i Tre Allegri Ragazzi Morti vanta in catalogo anche Il Teatro degli Orrori, Le Luci della Centrale Elettrica, The Zen Circus, Aucan, Il Pan del Diavolo, Giorgio Canali & Rossofuoco, Uochi Toki,  A Class Education, Sick Tamburo, Massimo Volume e Umberto Maria Giardini, al secolo Moltheni, tornato alla ribalta con il freschissimo album "La dieta dell'Imperatrice".

EMILIA ROMAGNA: A Bologna molto importante e attenta alla qualità è la Unhip Records (2001) che    produce i Drink To Me e ha coprodotto i Zen Circus. La Unhip tuttavia si è specializzata nella distribuzione di vinili in edizione speciale di artisti italiani e non tra i quale Le Luci della Centrale Elettrica, Massimo Volume, Offlaga Disco Pax, Yuppie Flu, Notwist, Lali Puna e Tarwater. Molto attenta alle dinamiche di internet nel 2011 è stata fondata Trovarobato Netlabel.
Sempre nella città felsinea abbiamo l'Associazione Culturale Trovarobato che nasce dall'esperienza autoproduttiva dei Mariposa e la cui mente è il tastierista Michele Orvieti; in catalogo spiccano Iosonouncane, Dino Fumaretto e Julie's Haircut.
A Medicina (BO) troviamo Garrincha Dischi fondata da Matteo Costa Romagnoli nel 2008 e che si ispira all'imprevedibilità del grande calciatore brasiliano degli anni '50. Negli ultimi anni lo sforzo, anche a livello di marketing  per il lancio di talenti emergenti è stato notevole: Lo Stato Sociale, L'Orso, L'Officina della Camomilla, Chewingum, 33 Ore, ManzOni, Jocelyn Pulsar, Nel Dubbio e la stessa mente Matteo Costa che si auto-produce da solista o nel duo LE-LI.
Spostandoci a Ferrara abbiamo Infecta Suoni & Affini che produce i Sikitikis e co-produce Dadamatto, Zen Circus e Management del Dolore Post-Operatorio.

TOSCANA: a Firenze troviamo Pippola Music, etichetta dietro il quale inizialmente si celava il fiuto del giovane Matteo Zanobini (ora Picicca Dischi), che ha lanciato Brunori Sas e Dimartino e produce Fitness Forever, Carpacho! e Dilaila.
Del capoluogo toscano anche la storica Santeria, distribuita da Audioglobe che presenta un catalogo prestigioso con nomi come Perturbazione, Giardini di Mirò, Andrea Chimenti, ma ha prodotto anche album di A Toys Orchestra, Offlaga Disco Pax e Paolo Benvegnù.

UMBRIA: è la regione di To Lose La Track, etichetta di Foligno (PG) fondata da Luca Benni. Spiccano nomi tra i quali Gazebo Penguins, Fast Animals and Slow Kids, Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Distanti e Verme. In questo caso la politica dell'etichetta è abbastanza chiara per sua stessa ammissione: non accetta demo in quanto produce solo per un gruppo di amici o persone con cui si condivide la musica prodotta.

LAZIO: l'etichetta più attiva della capitale è la 42 Records, fondata nel 2007 dal romano Emiliano Colasanti e dal bolognese Giacomo Florenza che può vantare nomi di grande impatto nel panorama indipendente come Colapesce, I Cani, Criminal Jockers, I Quartieri e Gatto Ciliegia e il Grande Freddo.
Sempre nella capitale nel 2008 Giuseppe Casa fonda MarteLabel che produce tra gli altri il grande ritorno dei Diaframma, Nobraino, i Management del Dolore Post-Operatorio e i Petramante e offre servizi musicali a 360 gradi.
A Roma troviamo anche la 29Records (2008), l'etichetta degli Eva Mon Amour e Galoni.
Tra le etichette emergenti si segnala invece la Boombica che dopo aver lanciato Thegiornalisti si accinge a produrre i Jonny Blitz.

CALABRIA: Dario Brunori e Simona Marrazzo dei Brunori Sas nel 2011 hanno deciso di staccarsi da Pippola Music portandosi dietro oltre alla mente Matteo Zanobini anche l'amico Dimartino e nello stesso tempo hanno lanciato Maria Antonietta. E' così che è nata Picicca Dischi che ha sede a Rende (CS).

SICILIA: si segnala l'etichetta Tamburi Usati dei Marta sui Tubi che hanno lanciato anche Il Disordine delle Cose. Il leader del gruppo di Marsala Giovanni Gulino, insieme alla propria compagna Tania Varuni ha dato vita all'interessante progetto Musicraiser basato sul crowdfunding: raccolta fondi dagli stessi fan in cambio di ricompense direttamente sul web, finalizzata alla realizzazione di progetti musicali.

Il mondo delle etichette indipendenti è fatto di solidarietà e collaborazione continua, in nome di un vero e proprio movimento culturale underground che va al di là della musica. Per tale motivo, diversi giorni fa, si è conclusa a Bologna la seconda edizione del primo torneo di calcetto tra etichette indipendenti "Tutto Molto Bello", cui hanno partecipato 16 squadre. Per la cronaca il torneo è stato vinto da Trovarobato, mentre l'edizione scorsa (a 8 squadre) ha visto trionfare 42 Records.

Di seguito l'estrazione dei gironi effettuata da Max Collini degli Offlaga Disco Pax e condotta da Michele Orvieti dei Mariposa.



Infine, un'altra esperienza di cooperazione "culturale" tra le etichette è il video di "Sono così indie" degli Stato Sociale (Garrincha Dischi) che vede la partecipazione di diversi artisti presi in prestito da svariate case discografiche.




lunedì 24 settembre 2012

Indipendente italiana - una regione, una canzone

Sulla scia del post precedente stavolta sceglierò un brano per ogni regione, non necessariamente il migliore o il più rappresentativo ma nemmeno il più banale: una playlist di 20 canzoni che descriva nel complesso la varietà geografica e stilistica del movimento musicale emergente e indipendente. Buona ascolto e visione.

Ps. Qualche pezzo da suggerire?

VALLE D'AOSTA
Naif Herin - Una Giornata Triste



TRENTINO ALTO ADIGE
N.A.N.O. - Io Accuso




PIEMONTE
Uochi Toki - Il Ladro




LIGURIA
Ex Otago - Dentro la Foresta





LOMBARDIA
L'Officina della Camomilla - Un Fiore per Coltello




VENETO
ManzOni - Scappi





FRIULI VENEZIA GIULIA
Tre Allegri Ragazzi Morti - La Sorella di Mio Fratello




EMILIA ROMAGNA
Giorgio Canali e Rossofuoco - Nuvole Senza Messico




TOSCANA
La Rappresentante di Lista - La Rappresentante di Lista





MARCHE
Camillas - Agitazione





UMBRIA
Fast Animals And Slow Kids - Mangio





LAZIO
Gli Innocenti - Google Earth





ABRUZZO
Management del Dolore Post-Operatorio - Il Numero Otto





MOLISE
Il Rumore del Fiore di Carta - Fallen




CAMPANIA
Fitness Forever - Mondo Fitness



PUGLIA
Ratafiamm - I Miei Tuoi Regali





BASILICATA
Dr. Panico - Sarà Tutto un Hi




CALABRIA
Brunori Sas - Una Domenica Notte




SICILIA
Colapesce - Restiamo in Casa




SARDEGNA
Sikitikis - Voglio Dormire Con Te


sabato 15 settembre 2012

Geografia del movimento musicale indipendente italiano - un'analisi regione per regione

Come anticipato ecco una mappa geografica e concettuale del movimento musicale indipendente che sta prendendo piede negli ultimi anni in Italia.

Nota metodologica: nella lista non sono considerati i gruppi indipendenti che cantano in lingua straniera, tra i quali, a titolo meramente esemplificativo annovero A Toys Orchestra (Agropoli), Aucan (Brescia) e i Casa del Mirto (Trento). Per la musica indipendente italiana in lingua straniera è stato scritto un apposito post.

VALLE D'AOSTA: nella piccola regione subalpina si segnala la poliedrica cantautrice Naif Herin, che si fa notare ormai da anni in vari festival in giro per l'Italia.

TRENTINO ALTO ADIGE: spicca l'interessantissimo N.A.N.O. progetto di Emanuele Lapiana (Ex C.O.D.), ottime qualità canore e compositive.

PIEMONTE: negli ultimi decenni questa regione ha regalato gruppi seminali come Subsonica (Torino) e Marlene Kuntz (Cuneo) e il discusso Beck italiano Bugo (Novara), tutti passati alle majors. Hanno invece resistito al richiamo delle grandi case discografiche i Perturbazione, paladini di un pop delicato e intelligente. A Torino troviamo il pop fuori dagli schemi di Vittorio Cane e gli strumentali Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo. Si ricordano infine il rivoluzionario rap narrativo degli alessandrini Uochi Toki e i sofisticati Il Disordine delle Cose da Novara. Da segnalare anche il progetto solista di Cosmo da Ivrea, frontman dei Drink To Me, il cantautorato di Losburla da Asti e il pop-rock ironico di Pagliaccio da Biella.

LIGURIA: nella terra di origine di De André continuano a mantenere la loro indipendenza i genovesi Meganoidi ed emergono gli Ex-Otago, un affollato complesso indie-pop di grande personalità capace di includere diverse sonorità, a volte divertenti a volte nostalgiche. Da una costola degli Ex-Otago nascono i Magellano, elettro-rap ironico.

LOMBARDIA: nella regione più ricca d'Italia, che ha visto nascere due band seminali come Verdena e Afterhours (tornati ad una produzione indipendente con l'ultimo lavoro "Padania") la tradizione caratterizzata da un rock più duro e introspettivo continua con i milanesi Ministri. Da ricordare anche due reduci degli anni '90: Paolo Benvegnù (ex Scisma) e Edda (ex Ritmo Tribale). Milanesi anche i giovanissimi naif sofisticati lo-fi dai testi (apparentemente) non sense Officina della Camomilla, sicuramente tra le realtà più originali, creative e interessanti sulla scena. E poi ancora L'Orso, cantautorato post-moderno molto interessante. Sempre a Milano ricordiamo il rock melodico e sperimentale degli Io?Drama, il pop ironico degli Egokid, pop-rock de Il Triangolo e il sorprendente caso dei Calibro 35, rock strumentale ispirato alle colonne sonore dei poliziotteschi anni '70. Poi ancora Giuliano Dottori e Dilaila. Gli Amanti invece nascono da un incontro tra pugliesi e sardi nel capoluogo lombardo.
Un sound davvero originale per l'Italia è quello dei Fine Before You Came: emo-core trascinata dalla voce del cantante Jacopo Lietti.
Da non dimenticare due mostri sacri dell'indipendente milanese, che nella loro carriera hanno seguito percorsi differenti: Elio e le Storie Tese ed Eugenio Finardi.
A Brescia invece si afferma il pop esplosivo di Paletti, con i suoi video divertenti, Ettore Giuradei, raffinato e pungente cantautore legato alla vecchia scuola italiana e i Campetty (ex Intercity), mentre a Salò annoveriamo Edipo, punto di riferimento dell'indie-pop lombardo.
Infine a Mantova troviamo lo sperimentale Dino Fumaretto, il chitarrista de Il Teatro degli Orrori Gionata Mirai e il cantautore Vincenzo Fasano, seppure trapiantato in Emilia Romagna.
Altro gruppo molto interessante, tra le province di Como e Lecco, sono i Nemesi, autori di un crossover abbastanza arrabbiato. Dalla provincia di Varese, infine, i MasCara.

VENETO: è la regione de Il Teatro degli Orrori, da Venezia, una delle band più seguite dal panorama e guidata da Pierpaolo Capovilla (ex One Dimensional Man). Una band trevigiana nota da diversi anni nel panorama è Valentina Dorme. A Verona nascono invece gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro che ricordano un po' i Massimo Volume. A Padova troviamo invece Alessandro GrazianPetrina ed Edoardo Cremonese. A Bassano del Grappa sin dagli anni '80 fiorisce invece la new wave dei Frigidaire Tango.
Per il resto, se si escludono i raffinatissimi bellunesi Non Voglio Che Clara, l'indie veneto è trapiantato in Emilia Romagna, infatti l'artista di punta è il trevigiano di nascita ma bolognese di adozione Nicola Manzan, one man band a capo del progetto Bologna Violenta che sviluppa sonorità tra grindcore e industrial. Infine da segnalare il delicato duo pop Le-Li metà vicentino metà appunto bolognese, mentre i cupi e post-moderni ManzOni provengono in parte da Chioggia e in parte da Ferrara.

FRIULI VENEZIA GIULIA: è la regione che ha dato i natali a Fausto Rossi (al seguito Fausto'O), rivalutato autore dark-wave degli anni '80 oggi considerato un'icona per diversi gruppi indie. Ad anni di distanza Pordenone si presenta come una delle insospettabili capitali dell'indie rock italiano grazie agli ormai storici Tre Allegri Ragazzi Morti il cui bassista Enrico Molteni ha fondato l'importantissima La Tempesta Dischi che produce diversi tra i più importanti gruppo indie italiani tra i quali Sick Tamburo, ex Prozac+. Infine, nella provincia di Udine, sono nati gli Amari, interessante gruppo elettro-pop.

EMILIA ROMAGNA: forse la regione che più fa sentire il suo peso sull'indie italiano, sia per il numero che per l'importanza dei propri artisti. L'Emilia è in questo momento il regno del ferrarese Vasco Brondi de Le Luci della Centrale Elettrica, simbolo indiscusso di un cantautorato indie post-moderno e punto di riferimento artistico e morale per molti artisti emergenti. Ma ancora una volta è Bologna la città più virtuosa, a partire dal fenomeno del momento Lo Stato Sociale, gruppo synth-pop semi-nichilista capace di scrivere testi non del tutto geniali ma sufficientemente irriverenti. Il ritorno del padri del rock parlato Massimo Volume e i chiari riferimenti politici dei CCCP avranno sicuramente influenzato il cantante/autore/scrittore/agente immobiliare degli Offlaga Disco Pax, Max Collini. Sempre da Bologna, da segnalare per il discreto successo di pubblico anche il post-rock dei Mariposa, e le sperimentazioni degli Zeus! (bassista da i Calibro 35 + batterista da Il Genio). Da seguire gli emergenti Nel Dubbio, davvero molto interessanti. Una nota di merito per Matteo Costa Romagnoli, boss della Garrincha Dischi, altra metà dei LE-LI che ora ha deciso di produrre un disco tutto suo. Nella scuderia di Garrincha Dischi anche Marcello Petruzzi, alias 33 Ore. Tuttavia il simbolo del cantautorato chic italiano è di Fidenza, e si chiama Giuseppe Preveri meglio conosciuto come Dente  a cui piace parecchio Battisti, e si sente. Sulla sponda romagnola si ascolta un rock in cui stridulano le chitarre, prima tra tutte quella dell'ex CCCP Giorgio Canali con i suoi Rossofuoco fino al fantastico noise psichedelico in stile My Bloody Valentine dei Cosmetic. Nella provincia di Reggio Emilia, oltre agli storici Giardino di Mirò troviamo i ruvidi Gazebo Penguins (tra Correggio e Zocca).
Un discreto movimento lo troviamo anche a Forlì con i Blastema (apparsi anche a Sanremo), Jang SenatoJocelyn Pulsar e lo screamo dei Raein, capaci di ottenere un buon seguito anche all'estero. Un'altra band molto importante i Nobraino da Riccione, uno dei tanti gruppi indie lanciati dal programma Parla con Me, piacevolmente matti come il loro stravagante leader Lorenzo Kruger, mentre a Rimini si segnala Brace. Nelle provincia di Ravenna troviamo le sonorità cupe e sperimentali di Simona Gretchen.
Da Modena infine, un gruppo storico: i Modena City Ramblers.

TOSCANA: all'inizio degli anni '80 Firenze era la capitale della new wave indipendente italiana con gruppi come Litfiba, Diaframma (tornati nel giro) e Moda di Andrea Chimenti. Poi è arrivato il rock filosofico dei Baustelle che però si sono piegati alla Warner, restano i pisani The Zen Circus (insieme al loro frontman-solista Appino e il progetto del batterista Karim Qqru La Notte dei Lunghi Coltelli), rock duro contro il sistema insieme ai concittadini Criminal Jokers, rock indie dal sound molto dark-wave, che hanno lanciato quest'anno il loro primo album in lingua italiana. Pisani anche i Gatti Mezzi. Da seguire i divertenti Pippo e i suoi Pinguini Polari dalla provincia fiorentina e La Rappresentante di Lista, metà palermitani e metà viareggini con la splendida voce di Veronica Lucchesi. Della provincia di Arezzo, invece il piano-bar futuristico dei Saluti da Saturno. Senza dimenticare i Virginiana Miller da Livorno, band indipendente ormai "longeva".

UMBRIA: a Perugia è possibile ascoltare il rock-dinamite dei Fast Animals And Slow Kids, giovani e irriverenti.

MARCHE: nella terra dell'esiliato e quasi incompreso Moltheni, tornato alla ribalta come Umberto Maria Giardini, troviamo un movimento molto vario nel quale spicca Maria Antonietta, nervosa e stridente cantautrice di Pesaro, pupilla di Dario Brunori che nello stile vocale ricorda un po' la prima Carmen Consoli. Di Pesaro anche gli irriverenti e geniali Camillas Occhio alla città di Senigallia, che ama definirsi la "Nuova Seattle" e dove troviamo un indie-pop molto poliedrico di gruppi come Chewingum e Dadamatto. Infine a Recanati La Tosse Grassa, pop demenziale postmoderno.

LAZIO: è la Capitale a farla da padrone con il simbolo Mannarino che nonostante la distribuzione indipendente è allo stato attuale l'artista con maggior numero di fan al seguito tanto che è facile prevedere che possa essere sedotto dalle major. Il cantautore del quartiere Centocelle ha conquistato le masse con un cantautorato folk schietto, allegro e intelligente. Tra i migliori e più originali gruppi che cantano in romanesco si citano Il Muro del Canto, folk e dark nello stesso tempo. Legato alla musica popolare romana anche Emilio Stella.
A guidare la sponda più propriamente "indie" I Cani, con un elettro-pop sporco e rumoroso, forzatamente antiborghese. Per molti si tratta di una furba operazione di marketing ben congegnata facendo leva sul web.
Sempre a Roma da segnalare anche il folk dei Tete de Bois, il cantautorato di Roberto Angelini, BabalotIlenia Volpe, o gruppi davvero interessanti come Thegiornalisti, i Luminal, I Quartieri, i Carpacho! e i Cernit, freschissimi rappresentati di un lo-fi romantico che si contrappone ai cugini naif milanesi de L'Officina della Camomilla. Occhio anche ai Jonny Blitz e ai Mary in June, introspettivi come pochi. Ma c'è anche tanta qualità musicale: ricordiamo il new blues Bud Spencer Blues Explosion, e il math rock degli Zu.
In questo caso vale la pena accennare a un gruppo importantissimo per il rap indipendente romano e non solo: gli Assalti Frontali.
Ma la provincia non sta a guardare: a Velletri spiccano i seguitissimi Eva Mon Amour (ex Cappello a Cilindro) e GaLoni, da Marino il rock bizzarro ed esplosivo dei Kutso, mentre sull'asse Roma-Pomezia c'è una formazione di cinque ragazzi terribili, Gli Innocenti, che presentano un sound davvero originale che mescola beat e psichedelia con testi stravaganti e videoclip molto creativi.
Da Rieti gli Area 765, ex Ratti della Sabina.

ABRUZZO:  mentre Umberto Palazzo (co-fondatore dei Massimo Volume) continua ad essere un'icona concettuale dell'indipendente italiano con i suoi Santo Niente (Pescara) il nome nuovo sono i Management del Dolore Post Operatorio da Lanciano, indie-rock contro il sistema dai testi molto sofisticati. Sicuramente tra le regioni più "ribelli".

MOLISE: nel 2002 a Campobasso nasce Il Rumore del Fiore di Carta, complesso di qualità tra ambient e post rock con discreto seguito anche all'estero.

CAMPANIA: nella terra famigerata dei neomelodici e dell'allegra tarantella nella a Napoli annoveriamo tre rappresentanti ormai storici dell'indipendente: i 99 Posse, il dub-raggae degli Almamegretta, i 24 Grana, capaci di cantare in dialetto partenopeo pezzi di qualità abbracciando diversi stili musicali, e il pop sperimentale di Marco Parente. Tra le nuove leve invece emergono due gruppi completamente diversi tra loro. A Napoli annoveriamo Innanzitutto il rock in dialetto dei Foja, l'elettronica di Meg e i Fitness Forever, che sembrano un Quartetto Cetra moderno capaci di spaziare tra differenti sonorità, ma molto divertenti nello stile tanto da passare quasi inosservati in Italia con un discreto successo invece in Spagna. Sempre da Napoli il cantautorato concettuale di Giovanni Truppi. In provincia di Caserta invece si segnalano i Bastian Contrario, capaci di disegnare un pop amaro e raffinato. Infine, nel movimento che coinvolge il salernitano spicca il cantautorato intimista di Nicodemo.

PUGLIA: il Salento negli ultimi anni ha regalato alla platea gruppi ormai affermati come i Negramaro e i Sud Sound System, ma tra le nuove band che si possono definire indipendenti si segnala il duo Il Genio, alla ribalta grazie al discreto successo di "Pop Porno" ma capaci di esprimere sonorità interessanti con trame vocali "sussurrate!. Nella provincia di Bari (Molfetta) che ha lanciato il rap tagliente di Caparezza è stato ottenuto un discreto successo da La Fame di Camilla, che però non possono essere classificati come veri indipendenti in quanto prodotti e distribuiti da Universal. Da Foggia (città per anni non molto avvezza all'indipendente), invece si segnalano i Ratafiamm, ora scioltosi,  trapiantati in Emilia Romagna, duo introspettivo che sinora hanno guadagnato una grande attenzione della critica più che del pubblico e Trivo, autore lo-fi dal sound elettronico caratterizzato da una visionarietà lynchiana. Infine a Taranto il notevole alternative folk dei Leitmotiv.

BASILICATA: pur vivendo a Roma Filippo De Lisa alias Dr. Panico è di Potenza, si tratta di un menestrello indie-pop.

CALABRIA: chissà cosa penserebbe oggi Rino Gaetano ascoltando il suo conterraneo (anch'egli della provincia di Cosenza) Dario Brunori, leader dei Brunori SAS e probabilmente il miglior cantastorie del nuovo panorama musicale italiano.

SICILIA: la terra di Franco Battiato e Carmen Consoli è la grande sorpresa del mio personalissimo studio per numero e qualità degli artisti con una nuova interessante scuola cantautorale. A parte lo storico Cesare Basile e l'originalissimo cantautore Mapuche, sospeso tra ironia e rabbia, il baricentro (di gravità permanente) si è spostato da Catania a Palermo. Qui troviamo l'originalissimo folk alternativo del duo Pan del Diavolo, ma anche i cantautori vecchia scuola come Antonio Dimartino e Nicolò Carnesi, le terribili Iotatola in bilico tra jazz e pop e il misterioso, misconosciuto ma già influente Piero Palazzo con il suo gruppo Un Giorno Disperato. Proviene invece da Siracusa il talentuoso Colapesce che ha ben studiato i gruppi indipendenti americani contemporanei. Dalla provincia di Messina il cantautorato raffinato di Oratio.
Senza dimenticare i Marta Sui Tubi da Marsala, sempre più noti al grande pubblico e ora non del tutto indipendenti in quanto co-prodotti da BMG.

SARDEGNA: anche qui troviamo un autore trapiantato in Emilia: Jacopo Incani da Buggerru (CI) meglio conosciuto come Iosonouncane, cantautore sperimentale non per tutti i gusti. A Cagliari invece da diversi anni ci sono i seguitissimi (anche al di fuori dell'isola sarda) Sikitikis, davvero potenti e dalle mille influenze sonore, che hanno da poco firmato un contratto esclusivamente editoriale con la Sugar di Caterina Caselli.

Qualsiasi suggerimento su nomi di gruppi particolarmente interessanti nell'attuale scena indipendente italiana è gradito.




[post aggiornato a Dicembre 2013]

sabato 28 luglio 2012

Geografia del movimento musicale indipendente italiano ai tempi dei social network

In questo post mi occuperò dell'evoluzione della musica italiana indipendente, ovvero fuori dai canoni commerciali e con distribuzione indipendente.
Dopo anni di cantautorato folk che abbracciava gran parte delle regioni italiane (De Andrè, De Gregori, Lolli, Ciampi, Gaetano, Dalla, ecc.) nei garage Firenze, all'inizio degli anni '80, nascevano I Litfiba, i Diaframma, i Moda i Neon. Era un rock italiano indipendente fortemente influenzato dalla dark-wave anglosassone che veniva rivisitata secondo uno stile più latino e una poetica tipicamente nazionale. A Bologna, dove la faceva da padrone il punk, emersero i CCCP (poi CSI e ancora PGR), di gente come Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo (già Litfiba), Massimo Zamboni e Giorgio Canali. Poi vennero gli anni '90 e i grandi padri dell'indipendente italiana cominciavano a produrre le nuove le nuove leve. Nel 1994 viene pubblicato il seminale album "Catartica" dei Marlene Kuntz da Cuneo prodotti dai CSI. A Milano la dark-wave tornava ad influenzare gli Aftehours e in provincia di Bergamo il grunge fulminava i Verdena, mentre a Torino nascevano i Subsonica, nuovi paladini dell'elettronica made in Italy. In provincia di Novara si faceva conoscere Bugo, il Beck Italiano e Firenze tornava alla ribalta con i primi Baustelle. E ancora gli emiliani Massimo Volume, padri del rock cantato e il marchigiano Moltheni, che dopo un'apparizione a Sanremo diverrà simbolo del cantautorato colto e indipendente, costretto a guadagnarsi da vivere come pompiere a fronte di una folta schiera di fan e l'attenzione della critica.
Ma la vera sorpresa si chiama Pordenone: nella fredda Friuli Venezia Giulia tre ragazzi mascherati con dei teschi e con la passione per i disegni fondavano i Tre Allegri Ragazzi Morti che diventeranno fondamentali per la produzione del nuovo indie italiano.
Dagli anni '70 all'inizio degli anni '2000 la musica indipendente si faceva conoscere al pubblico tramite i concerti (dai piccoli locali ai grandi palchi), rare comparsate televisive, le riviste specializzate e, ovviamente i dischi, dai vinili fino ai compat-disk fino ad adattarsi al formato digitale mp3 che apriva la strada all'incontrollabile mercato nero del web che liberalizzava la conoscenza musicale di nicchia e creava problemi e interrogativi su copyright e ritorni economici.
Nella seconda parte del primo decennio degli anni '2000 il mercato discografico italiano subisce dei mutamenti: cambiano i canali di comunicazione dei gruppi musicali indipendenti che dalle vetrine di un sempre più arrugginito ma efficace MysSpace devono essere in grado di "parlare" agli internauti attraverso i social network, ovvero le fan page Facebook e gli account Twitter, per farsi conoscere, accaparrarsi nuovi fan, fidelizzare i vecchi, renderli partecipi delle loro giornate, magari informarli del lungo e faticoso processo che porta alla registrazione del nuovo album. Perché oggi, essere su Facebook e Twitter significa essere virtualmente "tra le gente", come quando il divo rock si lanciava tra la folla immensa dei suoi fan e lì si faceva trascinare dalle braccia. Oggi quella folla immensa va alimentata sulla rete. Alle riviste si sostituiscono i blog e gli stessi fan possono dire la loro direttamente sui profili dei propri idoli, criticandoli magari una svolta stilistica non proprio gradita o per un concerto deludente.
Proprio analizzando Twitter, Facebook e gli immancabili canali Youtube, trasformando un mucchio di input in output un po' più ordinati, ho cercato di creare una geografia del movimento indipendente italiano, che abbraccia tutta l'Italia ma anche i generi musicali con un ritorno particolarmente prepotente del cantautorato (Brunori Sas, Dente, Mannarino e Vasco Brondi su tutti). Da notare anche la presenza di un interessante movimento lo-fi tra i gruppi emergenti a tutti gli effetti (L'officina della Camomilla).
Da una prima analisi si può notare come oggi gli indipendenti più popolari su Facebook, per numero di fan, siano i seguenti:

1 - Mannarino (70.862)
2 - Il Teatro degli Orrori (51.710)
3 - Le Luci della Centrale Elettrica (49.383)

Nei prossimi post una mappa concettuale e  geografica del nuovo indie italiano.

lunedì 16 aprile 2012

Piermario, sotto la divisa un ragazzo.

A Piermario piacevano Ligabue e Jovanotti. Jovanotti cantava "Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno". Piermario non era fortunato ma un sogno ce l'aveva: fare il calciatore, e come si direbbe oggi "lo stava facendo bene". Tanto bene da diventare un pilastro dell'under 21 di Casiraghi, dopo un'ottima annata a Vicenza e approdare alla corte dell'Udinese di Pozzo, specializzata nel lanciare talenti in erba; un calciatore professionista tesserato in serie A. 

Fu proprio all'inizio di un'estate, durante una partita dell'under 21, insieme a gente come Balotelli e Marchisio, che notai un ragazzo particolarmente vivace a centrocampo, con la faccia da pirata buono; il suo nome era Piermario Morosini. Considerato che nella stagione successiva avrebbe militato nell'Udinese e il sottoscritto è un appassionato fantacalcista con una certa predisposizione alla scoperta di talenti sconosciuti, all'asta di agosto  l'occasione mi si presentò ghiotta per accaparrarmi il giovane Piermario a poco prezzo.

Il Fantacalcio è il più romantico dei giochi che scommettono sullo sport. I calciatori che compongono il tuo team sono degli eroi, dei condottieri, protagonisti di un romanzo che dura un'intera stagione calcistica. Il volto di Piermario era perfetto, un po' da pirata, un po' da moschettiere. Doveva essere mio, l'ennesima rivelazione tirata fuori dal nulla da preferire a nomi ben più altisonanti nonché costosi. Purtroppo Piermario non esplose a fronte della strategia della società friuliana di puntare su giovani talenti esotici. Dopo una stagione dell'anonimato avevo perso un po' di vista questo ragazzo bergamasco che intanto veniva ceduto continuamente in prestito in Serie B.

Sabato scorso, a distanza di qualche anno da quel deludente acquisto fantacalcistico, appena tornato a casa dal caffè con gli amici scopro di colpo due cose: Morosini gioca nel Livorno, anzi giocava, perché non c'è più. Ha tentato due volte di rialzarsi ma la sua vita è stata improvvisamente stroncata da un ictus a soli 25 anni.

Di fronte ad una tragedia umana così incommensurabile Morisini si toglie la divisa e diventa semplicemente Piermario, un ragazzo. Un ragazzo apparentemente come tutti gli altri poiché il suo destino è stato segnato dalla sofferenza a causa della perdita in giovane età di madre, padre e fratello, malato come la sorella in vita. Improvvisamente la sua vita speciale diventa di dominio pubblico e la sua pagina twitter il diario di un ragazzo pieno di vita, sogni e passioni.

Pensare che era cominciato tutto con un'asta, un sogno fantacalcistico che si è tramutato nell'amaro epilogo della storia di un ragazzo che ora non c'è più.

Ciao Piermario, è stato un piacere conoscerti.



domenica 11 marzo 2012

1983 - Luna (Litfiba)

Il mio rapporto con i Litfiba, prima di ascoltare Luna/La Preda era stato più odio che di amore. Cominciava nei primi anni '90 quando frequentavo le medie e me li avevano fatti conoscere un mio carissimo amico coetaneo e mio fratello. Erano gli anni di El Diablo, Terremoto, Spirito, fino ai sempre più commerciali Mondi Sommersi e Infinito. Sempre peggio. Un rock di personalità, abbastanza aggressivo, ma che non mi entusiasmava abbastanza per quel fastidioso machismo che mi pareva di percepire.  
Qualcosa cambiò durante una competizione sonora che si svolgeva in più serate del 2001 all'Off-street di Barletta cui partecipavo anch'io, come tastierista di un gruppo che si chiamava Blitz For Money. Una sera assistemmo alla performace di una band che si chiamavano Urlo, mi pare, che aveva un cantante davvero matto, per i movimenti da contorsionista e la sua capacità di bere qualsiasi cosa gli passasse lo scatenato pubblico. Avevano cominciato con un pezzo la cui ritmica trovai davvero notevole e devastante cominciava con i seguenti versi:

Vai La nebbia ha un corpo leggero
E tu vai
Non senti quella voce dice "Dove vai!"
Vai Affilatissimo stiletto tu hai
Con lama a doppio taglio "Credi che ce la farai?"


Mi informai sul momento, si trattava di una cover di "La Preda" dei Litfiba. Possibile? I Litfiba? Ebbene scoprii che la band fiorentina poco più di un decennio prima era stata grande, leggendaria, forse davvero la migliore in Italia. Gli Urlo avrebbero poi proposto .Sweet Dreams versione di Marylin Manson per poi concludere con una scialba cover di "Qualcosa di grande" dei Lunapop.


Parì così la mia ricerca, inizialmente con il potente live su Croce e Delizia, per poi conoscere le magiche atmosfere della versione originale grazie a degli mp3 passatomi dal chitarrista del mio gruppo ed esperto "litfibologo". La ricerca  mi portò allora nella cupa Firenze dei primi anni 80', che si traveste di dark-wave con tre gruppi seminali: i primi, insuperati Litfiba, i Diaframma di Federico Fiumani e i Neon. In particolare, nel 1982 i Litfiba registrano Luna come lato B dello splendido EP Guerra/Luna non ancora ebbri del successo commerciale degli anni a venire. Ma la versione perfetta di Luna è a mio avviso quella di uno dei 45 giri più importanti del movimento fiorentino e del rock alternativo italiano in generale: Luna/La Preda. E' sin dalla formazione davvero stellare del gruppo che si può comprendere che non può trattarsi altro che di una capolavoro: Piero Pelù, frontman e showman che trasforma i live in eventi davvero memorabili con danze e movimenti da vero contorsionista; Ghigo Renzulli, chitarrista rock di forte impatto sonoro come pochi in Italia all'epoca; Gianni Maroccolo, la faceva da padrone con quel suo basso ipnotico che era il vero marchio di fabbrica del sound iniziale del gruppo, prima della fuga ribelle verso i CCCP; il tastierista grande Antonio Aiazzi che riempiva gli arrangiamenti di new-wave; infine, alla batteria, Renzo Franchi, in attesa di lasciare il posto al compianto Ringo De Palma. Il disco fu inciso come premio della vittoria del secondo festival rock di Bologna e per la promozione dell'EP "Litfiba" uscito l'anno precedente. 

La Preda è un pezzo straordinario, ma forse di poco superiore è Luna, a mio avviso il miglior brano dark-wave italiano per l'ipnosi che sono in grado di trasmettere la voce di Pelù e il basso di Maroccolo, supportati dalla chitarra di Renzulli e dai taglienti inserimenti delle tastiere di Aiazzi fino al climax finale davvero allucinato:

In un sogno o no, ma eravamo strani
La nostra notte viaggiava veloce
E noi uomini, noi vinceremo
sarà quella sfera nelle nostre mani!

Un testo abbastanza ermetico che parla di sfide e mondi lontani cui si potrebbe discutere per ore. Tre curiosità: 

1 - causò non pochi problemi quella parte che recitava "Sarò un re o un dittatore" che catturò l'attenzione di diversi skinheads che con non poco imbarazzo della band fiorentina si presentava ai loro concerti;

2 - su Youtube si trova una performance nel programma Fresco Fresco sulla Rai, mai andato in onda, in cui, una giovanissima e sconcertata Maria Teresa Ruta, presenta i Litfiba che si esibiscono con un brano così cupo in un lido pieno di bagnanti disorientati di fronte ad un'esibizione terribilmente allucinata di Pelù che dà il meglio delle sue contorsioni e al grido "Il sangue è un dittatore" si cosparge della vernice rossa sul volto mentre i musicisti mettono in bella evidenza il playback con i cavi staccati. 

3 - in alcuni live il brano è più lungo e viene aggiunta una parte di testo dai toni molto forti seppur sempre enigmatici.


L'anno scorso, come se il destino avesse deciso che avremmo dovuto incontrarci, ho trovato il prezioso EP tra i vinili della collezione di mio padre che non sapevano nemmeno chi fossero e che se lo è ritrovato in maniera abbastanza casuale, non sapendo di avere tra le mani un pezzo di storia della musica indipendente italiana, chenegli anni a seguire si sarebbe svenduta al grande pubblico. In un sogno o no, ma eravamo strani.