In occasione del raggiungimento dei 30.000 likes Sei Tutto L’Indie Di Cui Ho Bisognoorganizza un esperimento di social songwriting per dare libero sfogo alla creatività di propri fan!
L’obiettivo del contest è scrivere una canzone che nasce sui social e cui testo e musica sono create da persone differenti.
Sono previste due fasi:
1) FASE “MOGOL” - dal 11/11 al 18/11
Invio mediante messaggio privato sulla pagina di un testo + titolo. Le tematiche sono totalmente libere, così come la lingua e la metrica.
Alla fine del periodo verrà selezionato il testo che convincerà di più e pubblicato in pagina.
2) FASE “BATTISTI” - dal 20/11 al 29/11
Composizione della musica sul testo pubblicato e video o file audio con l’interpretazione dell’intero pezzo. Sarà possibile ripetere un ritornello, bridge, ecc. purché venga utilizzato l’intero testo selezionato nella fase precedente.
L'1 dicembre verrà annunciato il vincitore e sarà condivisa in pagina la versione vincente.
Il contest è aperto a tutti senza distinzione: musicisti noti, professionisti e non.
Cambogia è lo pseudonimo di un nmisterioso artista che che irrompe come un fulmine a ciel sereno sulla scena indie con il video di Il mare non è niente di speciale subito chiacchierato e condiviso sui social. Un pezzo molto pop, ruffiano al punto giusto ma che non disdegna citazioni colte come quelle di Battisti e Pasolini.
Incuriosito da questo hype improvviso ho deciso di contattare la persona che si nasconde dietro questo progetto, cercando di capire qualcosa in più sulla sua identità e sull'album che uscirà a novembre.
Ciao Cambogia, è arrivato il momento di svelare la tua vera identità.
Chi sei?
Il mio vero nome
è Andrea F. [l'intervistato ha volutamente dichiarato di non voler svelare il suo cognome, almeno per il momento, ndr], sono nato negli anni '80 a Catania, ho una folta barba rossa a cui
faccio regolari shampoo, ed ho un gatto nero.
Come ti sei affacciato al mondo della musica? Hai esperienze
precedenti?
All’età di 10 anni, prima
iniziando a suonare il pianoforte e poi la chitarra acustica da autodidatta.
Credo che la voglia di suonare mi sia stata trasmessa da mio padre che da piccolo
mi faceva ascoltare tutti i suoi cantautori italiani preferiti. Poi crescendo
ho iniziato ad ascoltare moltissimo tutta la scena shoegaze e l’indie americano
(Pavement, Wilco, etc). Il mio primo gruppo sono stati i Pink Flowers (avevo
16 anni), un progetto di musica low-fi vicino alle sonorità dei Beat Happening,
facevamo cacare.
Leggendo un po’ di commenti al tuo video si parla di una certa
influenza nel sound e nel mood di Calcutta, avvalorata anche dalla scelto dello
pseudonimo e del nome della pagina Facebook. Calcutta è stato indubbiamente
fenomeno indie italiano dell’ultimo anno. Non ti chiedo se questa influenza è
reale, ma cosa ne sarebbe tuo progetto se un anno prima non fosse uscito
Mainstream?
Cambogia in realtà è nato tempo
fa. Il motivo è che il primo disco in assoluto che ho comprato è stato Fresh
Fruit for Rotting Vegetables dei Dead Kennedys. Era una ristampa troppo scarsa
e si sentiva malissimo. Non prendevo più lezioni di pianoforte da un po' e dopo
aver ascoltato quell'album ho chiesto a mio padre di comprarmi una chitarra.
Lui forse si aspettava che suonassi De Gregori e Venditti e invece volevo
essere Jello Biafra che era il mio idolo totale. Dopo un paio di anni mi sono
calmato e volevo essere come Calvin Johnson perché non ho tanta presenza
scenica e sono meno incazzato di Biafra. Quando da adulto ho iniziato a
registrare la mia musica a casa, ho pensato di usare un nome d'arte che
ricordasse un posto non proprio tranquillo e Holiday in Cambodia ha chiuso un
cerchio.
Poi c'è il mio amico Schillaci che dice sempre “Cambogia” per indicare
situazioni di disagio e caldo, tipo quando si va in tour o quando si esce a
Catania d'estate. Era il nome giusto.
Uscendo solo ora, con un nome così simile a quello di Calcutta, immaginavo già
che la gente mi potesse accusare di averlo scelto per moda o roba del genere,
per cui ho volutamente calcato la mano (tipico di me), e mi sono detto
“verranno comunque a farti notare questa somiglianza, tanto vale fare incazzare
un po’ di gente e giocarci su”. Per quanto riguarda l’influenza di Mainstream,
non credo di averla subita, credo che ci siano di mezzo influenze musicali
molto simili, ma per dire realmente se il mio progetto somiglia a Calcutta, o a
qualsiasi altro, forse è il caso di aspettare l’uscita dell’album, per quanto
ne possiate sapere potrebbe esserci un pezzo pop e il resto potrebbe essere
pure à la Gigi D’Agostino.
Nelle descrizioni del video de "Il mare non è niente di
speciale" si legge che anteprima del nuovo album di Cambogia "La
Sottrazione della Gioia" in uscita a novembre 2016 per Napalm Dischi.
Esiste davvero questa etichetta?
“Napalm Dischi” è un nome di
fantasia, che fa il verso un po’ alla metallara Napalm Records, un po’ alla
Bomba Dischi, e non dimentichiamo Apocalypse Now girato quasi tutto in
Cambogia. Dietro questo nome si cela un’altra etichetta che si è prestata al
gioco, e che verrà svelata con l’uscita dell’album.
Sempre ne "Il mare non è niente di speciale" citi l’estate,
Battisti, Mogol, Festivalbar, Pasolini. Cosa significano questi
ingredienti per te?
Non amo particolarmente l’estate,
e neanche il mare, ma mi piace moltissimo Battisti, che per me rimane il più
grande artista italiano in ambito musicale (al pari solo Lucio Dalla), il pezzo
gioca su queste ambivalenze affettive e ogni tanto mi manca il Festivalbar. Ma
solo i pezzi tamarri cantati in playback. Per Pasolini c’è tutto un discorso a
parte: ad oggi se si osa dire una parola fuori posto su di lui si può rischiare
il linciaggio. Potrei ritrovarmi i sui numerosissimi ammiratori sotto casa.
Che tipo di anticipazione ed esclusiva puoi darci sull’album in uscita?
È un album abbastanza pop, uno di
quelli che ha dei brani che puoi cantare in macchina nel traffico, sotto la
doccia o quando sei sovrappensiero. Ha una tracklist decisamente eterogenea di
10 pezzi di cui 2 strumentali, da qui alla pubblicazione dell’album usciranno
altre anticipazioni.
Cosa pensi della scena indie contemporanea? Quali artisti ti senti di
segnalare?
La conosco a malapena, da quando
lavoro non ho più tutto il tempo che avevo una volta per ascoltare tutta la
musica che mi va, perciò mi focalizzo solo su poche cose, per lo più straniere.
Ad esempio ultimamente la mia attenzione è polarizzata su un’artista emergente
che si chiama Okay Kaya, un ex modella con una voce da angelo, credo che se ne
sentirà parlare parecchio nel prossimo futuro.
Qual è la considerazione della musica alternativa in una città come
Catania?
Catania ha una grandissima
tradizione musicale da Battiato agli Uzeda. attualmente questa scena un tempo
florida si è un po’ appannata, c’è parecchio fermento e molta competizione tra
gli artisti locali soprattutto in ambito “indie”, il che è ridicolo dato che
nella maggior parte dei casi si parla di un pubblico veramente piccolo. La
definirei “una guerra tra poveri”.
Prova a fantasticare un po’: cosa ne sarà di Cambogia tra 5 anni?
Fonderò un progetto musicale e lo
chiamerò Paolo Fox in maniera da poter prevedere gli eventi futuri, non solo
miei ma anche quelli di chi mi sta accanto.
E di Calcutta?
È già difficile parlare di noi
stessi, figuriamoci degli altri, in ogni caso non credo si tratti di una
meteora, perlomeno glielo auguro. Credo che nell’immediato futuro dovrà fare i
conti col peso di bissare un album di successo, la storia insegna che sarà il
prossimo album il momento cruciale della sua carriera. A me verrebbe l’ansia
solo a pensarci. Sì, sono un ansioso.
Prendi le cuffie ed esci in strada armato della tua immancabile macchina fotografica. Scegli la tua canzone preferita ed esprimi il significato e le emozioni che suscita in te con uno scatto! Hai tempo fino al 30 settembre.
Insieme a Lomography sceglieremo i tre scatti migliori e assegneremo i seguenti premi:
Primo Premio:
1 cd a scelta dall'etichetta discografica La Tempesta, 1 La Sardina Camera 8Ball, 1 confezione con 3 rullini Lomography Color Negative 100 ISO 35mm.
Secondo Premio:
30 piggies da spendere sul nostro shop online e 1 cd dell'etichetta Woodworm a scelta tra:
Motta - La Fine Dei Vent'anni
Paolo Benvegnù - Earth Hotel
Fast Animals and Slow Kids - Alaska
Giovanni Truppi - Giovanni Truppi
Nu Bohemien - La nostra piccola guerra quotidiana
Alì - Facciamo niente insieme
Terzo premio:
20 piggies da spendere sul nostro shop online e una maglietta a scelta dalla catalogo di Sei tutto l'indie.
Sei Tutto L’Indie di Cui Ho Bisogno e Fabrizio Galassi assegnano le “Targhe MEI Social” agli artisti che si sono distinti per la gestione più efficace e penetrante dei profili social e delle strategie web in generale.
Lista dei vincitori 2016:
L’Orso - Miglior pagina Facebook superiore ai 20.000 fan
Pinguini Tattici Nucleari - Miglior pagina Facebook inferiore ai 20.000 fan
Tutte Le Cose Inutili – Miglior profilo Instagram
Kahbum – Miglior canale YouTube
Eugenio In Via Di Gioia – Miglior strategia web
L’Orsosi è distinto per la sua capacità di creare community ed engagement sfruttando la propria pagina Facebook attraverso l’accurato storytelling che ha accompagnato il lancio lancio dell’album “Un Luogo Sicuro” e l’annesso tour.
I Pinguini Tattici Nucleari si sono distinti per la grande capacità di autopromozione del loro album “Diamo un calcio all’aldilà”, grazie a un linguaggio personale e, quindi, unico. Ma anche attraverso iniziative in grado di coinvolgere in modo massiccio il proprio pubblico e conquistare nuovi fan.
Il duo pratese Tutte Le Cose Inutili ha dimostrato di saper utilizzare con grande padronanza il mezzo Instagram attraverso scatti e video che raccontano la vita quotidiana e coinvolgendo i propri fan con lo scambio di disegni.
A Kahbum – La serie il merito di aver presentato il format più innovativo, originale e meglio curato degli ultimi mesi, in grado di generare canzoni ex-novo dall’incontro di due artisti/musicisti della scena indipendente italiana, lasciando spazio alla libera improvvisazione.
Gli Eugenio in Via di Gioia si sono distinti per la loro capacità di raccontare e coinvolgere costantemente i propri fan sfruttando i molteplici canali del web, con un linguaggio fresco e simpatico mediante video virali, l’iniziativa "Tremila Km in 5 giorni", citazione del brand "Grom", contest con regali per i fan e videogioco ispirato al pezzo “Pam”. Una comunicazione online perfettamente allineata con le azioni offline (busking, concerti).
La consegna dei premi avverrà a Faenza il 24 settembre alle ore 16.00 nell'ambito del MEI - Meeting degli indipendenti presso Salone Delle Bandiere/Sala Del Consiglio. I vincitori saranno presenti anche al dibattito su Strategie Digitali e Social Scouting tenuto da Giuseppe Piccoli (Sei Tutto L’Indie di Cui Ho Bisogno) e Fabrizio Galassi.
I premi terranno conto del sondaggio indetto da Sei Tutto L’Indie Di Cui Ho Bisogno e delle analisi dei #Socialindiex pubblicati da Sei Tutto L’Indie Di Cui Ho Bisogno nell’ultimo anno
IL DIBATTITO
Evoluzione dei social e riflessi nel mondo della musica. Ultime tendenze: Telegram e Snapchat;
Il web come sostituto del palco per i talent scout delle etichette: la ricerca avviene su Facebook e YouTube dove i numeri contano;
Potenzialità dei social, strumenti sui quali far leva per farne un uso corretto. Come i social dovrebbero andare di pari passo con la vita reale dell’artista (capacità di storytelling). Possibilità di monetizzare;
I social hanno cambiato l’approccio degli artisti e del pubblico alla musica?;
Analisi empirica su casi di best practice (ma anche epic fail). Parametri da considerare: engagement e crescita;
Testate giornalistiche: chart dedicata ai migliori siti ufficiali.
Sei Tutto L’indie di Cui Ho Bisogno:
Fondata nel 2013 da Giuseppe Piccoli insieme a Gian Marco Perrotta, Sei Tutto L’indie di Cui Ho Bisogno è la più importante e seguita community sulla musica indipendente italiana. Al momento vanta più di 27.000 fan su Facebook, numerose collaborazioni con artisti, festival, brand, etichette discografiche, illustratori e network di pagine Facebook. Ha pubblicato articoli e studi sulla musica indie italiana redatti da Giuseppe Piccoli.
Fabrizio Galassi:
Giornalista, docente e consulente Digital Marketing è stato direttore di Rockstar.it fino al 2008; dal 2009 insegna digital marketing in ambito musicale e artistico allo IED di Roma, al Master in Management, Marketing e Comunicazione della Musica de La Sapienza, alla NUT Academy di Napoli, al Roma Contemporary Music College oltre a tenere workshop e seminari in tutta Italia.
Come giornalista scrive e ha scritto per Repubblica.it, Kataweb, Wired, IlFattoQuotidiano e Left.
Sei Tutto L’Indie di Cui Ho Bisogno e Fabrizio Galassi assegnano le “Targhe MEI Social” agli artisti che si sono distinti per la gestione più efficace e penetrante dei profili social e delle strategie web in generale.
I primi artisti premiati sono:
L’Orso - Miglior pagina Facebook superiore ai 20.000 fan
L’Orso si è distinto per la sua capacità di creare community ed engagement sfruttando la propria pagina Facebook attraverso l’accurato storytelling che ha accompagnato il lancio lancio dell’album “Un Luogo Sicuro” e l’annesso tour.
I Pinguini Tattici Nucleari si sono distinti per la grande capacità di autopromozione del loro album “Diamo un calcio all’aldilà”, grazie a un linguaggio personale e, quindi, unico. Ma anche attraverso iniziative in grado di coinvolgere in modo massiccio il proprio pubblico e conquistare nuovi fan.
La consegna dei premi avverrà a Faenza nell'ambito del MEI - Meeting degli Indipendenti il 24 settembre alle ore 16.00 presso Salone Delle Bandiere/Sala Del Consiglio. I vincitori saranno presenti anche al dibattito su Strategie Digitali e Social Scouting tenuto da Giuseppe Piccoli (Sei Tutto L’Indie di Cui Ho Bisogno) e Fabrizio Galassi.
I premi terranno conto del sondaggio indetto da Sei Tutto L’Indie Di Cui Ho Bisogno e delle analisi dei #Socialindiex pubblicati da Sei Tutto L’Indie Di Cui Ho Bisogno nell’ultimo anno.
Tutti i premi previsti:
Miglior pagina FB superiore ai 20.000 fan
Miglior pagina FB inferiore ai 20.000 fan
Miglior profilo Instagram
Miglior canale YouTube
Migliore Strategia Web
IL DIBATTITO
Evoluzione dei social e riflessi nel mondo della musica. Ultime tendenze: Telegram e Snapchat.
Il web come sostituto del palco per i talent scout delle etichette: la ricerca avviene su Facebook e YouTube dove i numeri contano.
Potenzialità dei social, strumenti sui quali far leva per farne un uso corretto. Come i social dovrebbero andare di pari passo con la vita reale dell’artista (capacità di storytelling). Possibilità di monetizzare.
I social hanno cambiato l’approccio degli artisti e del pubblico alla musica?.
Analisi empirica su casi di best practice (ma anche epic fail). Parametri da considerare: engagement e crescita.
Testate giornalistiche: chart dedicata ai migliori siti ufficiali.
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Sei Tutto L’indie di Cui Ho Bisogno:
Fondata nel 2013 da Giuseppe Piccoli insieme a Gian Marco Perrotta, Sei Tutto L’indie di Cui Ho Bisogno è la più importante e seguita community sulla musica indipendente italiana. Al momento vanta più di 27.000 fan su Facebook, numerose collaborazioni con artisti, festival, brand, etichette discografiche, illustratori e network di pagine Facebook. Ha pubblicato articoli e studi sulla musica indie italiana redatti da Giuseppe Piccoli.
Fabrizio Galassi:
Giornalista, docente e consulente Digital Marketing è stato direttore di Rockstar.it fino al 2008; dal 2009 insegna digital marketing in ambito musicale e artistico allo IED di Roma, al Master in Management, Marketing e Comunicazione della Musica de La Sapienza, alla NUT Academy di Napoli, al Roma Contemporary Music College oltre a tenere workshop e seminari in tutta Italia.
Come giornalista scrive e ha scritto per Repubblica.it, Kataweb, Wired, IlFattoQuotidiano e Left.
Nella seconda metà degli anni '60, in un'Italia che arrancava tra beat, cover in italiano di successi inglesi e urlatori, spunta fuori "Pugni Chiusi", pezzo de I Ribelli di notevole intensità, denso di rabbia crepuscolare e aggraziato dall'indimenticabile voce di Demetrio Stratos, la cui carriera proseguirà secondo dettami più sperimentali tra Area e progetti solisti.
Un pezzo scoperto grazie alla compilation di mio padre, che svelava un altro Stratos diverso da quello che avevo conosciuto prima con i successivi Area, più melodico ma sempre superlativo e capace di emozionare.
Il testo narra della rabbia per un amore perduto nella notte il testo è di Luciano Beretta e la musica di Ricky Gianco e Gianni Dell'Aglio (batterista de I Ribelli).
Pugni chiusi non ho più speranze
in me c'è la notte più nera
Occhi spenti nel buio del mondo
per chi è di pietra come me
Pugni chiusi...
perduto per sempre!
Non ha più ragione la vita
La mia salvezza sei tu
sei l'acqua limpida per me
il sole tiepido sei tu amore
torna
torna qui da me
Pugni chiusi non ho più speranze
in me c'è la notte più nera
Viene l'alba
e un raggio di sole disegna il tuo viso per me
mani giunte
tu sei qui con me
e abbraccio la vita con te
Bellissimo è questo video caricato anni fa sul Tubo e andato in onda su RaiUno: una fotografia particolarmente cupa per quei tempi in TV e un giovane Stratos in tutta la sua presenza scenica.
L'America è la patria del folk, quello sofferto, chitarra e voce, che narra di amori, viaggi e impegno sociale. In principio fu Woody Guthrie, poi Bob Dylan, Simon & Garfunkel, Neil Young, Bruce Springsteen, fino ai maestri dell'indie folk come Will Oldham. Oppure si pensi alla scrittura europea che va da Jackson C. Frank, passando per Nick Drake, Donovan, David Gray, fino allo svedese The Tallest Man on Earth. Sono solo alcuni nomi.
In Italia invece, cosa viene in mente quando si pronuncia la parola "folk"? Sicuramente la musica tradizionale, di matrice regionale: si pensi ad esempio alla pizzica, alle tarantelle, al liscio romagnolo, alla musica in dialetto napoletano, ai canti popolari del nord italia e agli stornelli romani.
Oppure alla scuola dei grandi cantautori degli anni '70 che ha in De Andrè e De Gregori i suoi punti di riferimento.
Tuttavia nel panorama contemporaneo esiste un sottobosco di talentuosi cantautori rigorosamente italiani che si "ostinano" nel produrre un indie folk tipicamente "anglosassone" e in lingua inglese, ma di altissimo spessore.
Perché questi artisti non riescono ad ottenere il meritato seguito a livello internazionale? Il guaio per questi artisti è che riescono promuoversi adeguatamente all'estero. Restano infatti intrappolati nel "limbo" dell'underground italiano, conosciuti e ascoltati da quei pochi "esploratori" musicali. Un altro problema è sicuramente la produzione dispersiva: sarebbe auspicabile una realtà discografica specializzata del genere (si pensi a Bad Panda Records per l'elettronica), e dunque uffici stampa capaci di porre in essere una promozione verso l'estero, con contatti internazionali.
Di seguito un po' di artisti che possono ricondursi a questo filone, in ordine rigorosamente sparso.
BOB CORN
Tiziano Sgarbi proviene dalla provincia di Modena e può essere considerato uno dei padri del folk anglosassone "made in Italy", tanto da essere capace di condividere il palco addirittura con il grande Will Oldham. Love Turns Around è una perla che dovrebbe essere consegnata al lustro internazionale.
WRONGONYOU
Classe 1990, Marco Zitelli da Grottaferrata (Roma) è sotto contratto con Carosello e ha una bella storia da raccontare: innamorato del folk e di tutta la discografia di Justin Vernon, comincia a scrivere brani intorno al 2013 ed a pubblicarli sul suo profilo Soundcloud, i brani arrivano all'orecchio del professore di Sound Technology dell’Università di Oxford il quale lo invita a registrare quattro brani nei recording studios dell’università, gli stessi dove nel ’91 gli Shinding, oggi conosciuti come Radiohead, registrarono Manic Hedgehog. Lì nasce Hands, il primo demo che gli permetterà di fare tanti nuovi concerti, oltre che di condividere il palco con Lee Ranaldo dei Sonic Youth.
Questa interpretazione di My Hope fa davvero venire i brividi.
JACK JASELLI
Anche Milano scopre il suo folksinger, secondo una linea più melodica ma pur sempre di alto livello. Jack Jaselli è laureato in filosofia con lode. Senza l’appoggio di alcuna casa discografica, management o agenzia di booking, Jack ha registrato il suo primo album “It’s Gonna Be Rude, Funky, Hard” in una cantina promuovendolo dal vivo con più di 80 date l’anno ed entrando con ben tre singoli nella classifica ‘ear one’ dei brani più trasmessi dalle radio. Fino alla distribuzione Universal.
THONY
Nata a Palermo, di padre italiano e madre polacca, Federica Victoria Caiozzo si fa conoscere al grande pubblico grazie a Flowers Blossom, un pezzone che compare nella colonna sonora di Tutti i Santi Giorni (2012) di Paolo Virzì, da lei composta e raccolta nel bellissimo album Birds. Una voce vellutata davanti che incanta orecchie e psiche.
DI OACH
Dalla fredda Vicenza nasce una band di grande calore introspettivo: un folk più sofisticato dai ricchi intrecci sonori, impreziosito dalla bellissima voce di Chiara Giacon.
THE LEADING GUY
Insieme a Wrongonyou e Persian Pelican il friuliano Simone Zampieri può considerarsi il folksinger del momento: apprezzato dalla critica, in giro per la penisola con innumerevoli live, una grande espressività vocale. Sicuramente hanno pesato i suoi trascorsi in Irlanda e i viaggi in Europa. Oh Sister è magia pura.
NELCASO
Giovanissimi, dalla provincia di Rimini i Nelcaso propongono un sound che rimanda a paesaggi incontaminati e sperimenta l'uso della tromba.
LIVIA FERRI
Altro rappresentante femminile di questa lista, la romana Livia Ferri propone un indie folk dalle liriche potentissime.
SEEKING A DROP
Seeking A Drop è il progetto solista del romano Livio Tulli, ora emigrato a Berlino. Nel 2013 sforna Beyon The Wall, un album a dir poco geniale caratterizzato da ritmo, sperimentazioni e aggressività folk. Speriamo di sentirne parlare ancora.
COMANECI
Ravenna: dall'incontro della splendida voce di Francesca Amati, e della chitarra di Glauco Salvo nasce un duo capace di esprimere un folk intenso e delicatissimo. Satisfied Girl è pura carezza sonora.
PERSIAN PELICAN
Andrea Pulcini, in arte Persian Pelican proviene dalla provincia di Ascoli, ha vissuto a Barcellona edeè attivo dal 2008. Nel 2016 ha lanciato uno degli album artisticamente più interessanti dell'anno. Nessuno sa descrivere l'artista meglio di sé stesso: "...miscela songwriting americano, indigestioni di cinema iraniano e melodrammi di Douglas Sirk, racconti di carattere onirico e di piccole depravazioni quotidiane".
DA BLACK JEZUS
Questo duo nato dalla provincia di Enna propone folk di ampio respiro dalle contaminazioni afro, blues e soul. Una proposta particolarmente valida e originale.
THE SLEEPING TREES
Giulio Frausin è il bassista dei Mellow Mood, noto collettivo reggae friuliano che ha avuto un discreto seguito all'estero grazie a pezzi come Dance Inna Babylonia e Take Over Giulio però è anche un intimissimo folksinger capace di sfornare pezzi da brividi, prima di passare alle contaminazioni elettroniche dell'album Colours (2015).
THE WANDERER
The Wanderer è il progetto del vicentino Gabriele Minchio che scrive un disco chiamato "Born in a Room" poiché scritto tutto d'un fiato, in una stanza, dopo la sofferenza di un amore. L'atmosfera è magica, capace di trasportarti nelle più profonde selve americane, la voce è di un'intensità toccante.
BLACK SNAKE MOAN
Marco Contestabile da Tarquinia, in arte Black Snake Moan, è un one man band che propone un desert blues tenebroso di quelli che in Italia si sentono suonare molto raramente.