giovedì 24 dicembre 2015

2015 - Di Cu Si (Alessio Bondì)

L'Italia è un Paese dove le lingue dialettali hanno una storia e uno spessore culturale in grado di interessare la musica anche a livello nazionale. Si pensi a "Crueza De Ma" storico album in sardo di Fabrizio De André, ma anche fortunate realtà a livello folk e rock come gli indimenticati 24 Grana (Napoli), Muro Del Canto (Roma), Davide Van Der Sfroos (Brianza) e Cesare Basile (Catania).

In un anno in cui il panorama italiana ha sfornato molta musica più o meno interessante ho pensato: quale pezzo continua ad emozionarmi esattamente come la prima volta che l'ho ascoltato? Quale canzone è stata in grado di non "consumarsi" nell'arco delle settimane?

Nel mese di aprile  noto sui social un certo "rumor" intorno ad Alessio Bondì, giovane cantautore palermitano, fattosi conoscere a Roma, che nel 2015 sforna questo album d'esordio chiamato "Sfardo" (Malintenti Dischi/800A Records), interamente in dialetto. Ascolto l'album, che trovo un piccolo capolavoro emozionale e vengo colpito in particolare da una canzone intitolata "Di Cu Si" (in italiano "Di chi Sei"), che come gli altri brani trasuda pathos sostenuto da una interpretazione poetica, dolce e aggraziata di una delicata filastrocca per bambini.

L'espressività del brano si evince in maniera particolare nel video di una interpretazione dal vivo della canzone pubblicata dal canale YouTube KateCreativeStudio, che però è stato cancellato diverse settimane fa per misteriosi motivi di copyright. Peccato.

Il testo della canzone trasporta in un'atmosfera d'altri tempi e si ispira al gioco infantile di "rubare il nasino" e a quelle piccole paure tipiche dei bambini. La voce e le parole immergono l'ascoltatore in un immaginario innocente, tenero e un po' malinconico, capace di far rivivere delle sensazioni indimenticabili, quelle dell'infanzia, in una lingua che diventa universale.

TESTO

Vennu l'indiani
Su’ troppu assai, ‘un li sacciu cuntari
Ccà ‘un putiemu stari 
Amu a scappari!

‘Anticchia annachi e anticchia ha’ ammuttari
Pi mia ‘stu lettu è una nave
Ccà ‘un putiemu stari
Scappamu puru ‘i ccà!

Di cu è, ‘sta nasca di cu è?
E tu di cu si?

Si vennu l’arraggiati
E si vennu ‘i fàvusi
Tu ammùcciati r’arrier’a ‘amma
‘A ‘amma r’a mamma

E batti ‘i manu e batti e batti e ba’
Si batti ‘i manu veni puru papà
E si tu batti ‘i manu 
Veni puru spaidermè!

Di cu si, tu nicu di cu si?
E ‘sta nasca di cu è?
‘Sti occhi di cu su’?
‘Sti manu di cu su’?
‘Sti pieri di cu su’?
Ni l’hamu a manciari

E si tu batti ‘i manu
Vegnu puru ìu 
Cu tutta ‘a chitarra, ti ‘nzignu a sunalla
Però macari prima ‘nzìgnati 
A cuntari: 1, 2 e 3
1, 2 e 3
1, 2 e 3
4, 5, 6 e 7 e 8 
Tàppete, tìppete e un biscottu!

Traduzione

Vengono gli indiani
Sono troppi, non li so contare
Qua non possiamo stare
Dobbiamo scappare!

Un po’ dondola e un po’ devi spingere
Per me questo letto è una nave
Qua non possiamo stare
Scappiamo pure da qui!

Di chi è, questo nasino di chi è?
Di chi è, questo nasino di chi è?
E tu di chi sei?

Se vengono gli arrabbiati
E se vengono i falsi
Tu nasconditi dietro la gamba
La gamba della mamma

E batti le mani e batti e batti e ba’
Se batti le mani viene pure papà
E se batti le mani
Viene pure Spiderman

Di chi sei, tu piccolo, di chi sei?
E questo nasino di chi è?
Questi occhi di chi sono?
Queste mani di chi sono?
Questi piedi di chi sono?
Ora ce li mangiamo
E se tu batti le mani
Vengo pure io
Con la chitarra, ti insegno a suonarla
Però magari prima impara
A contare uno, due e tre
E uno, due e tre e uno due e tre
E quattro, cinque e sei
E sette e otto
Tàppete, tìppete e un biscotto!