giovedì 20 novembre 2014

[INTERVISTA] Francesco Pizzinelli: da Jocelyn Pulsar a Divano passando per l'indie italiano



Francesco Pizzinelli, classe 1979 da Forlì è da più di un decennio uno dei cantautori più interessanti e sottovalutati della scena musicale italiana. All'attivo 7 album con la one man band Jocelyn Pulsar: cantautorato nostalgico, semplice ma non banale, colto perché ricco di argomenti e citazioni. Un autore vecchia maniera che canta: "Perché non ci sono più i cantautori con gli occhiali?".

Il 27 giugno di quest'anno, con uno status alquanto laconico su Facebook Francesco annuncia ufficialmente la fine della lunga e gloriosa esperienza Jocelyn Pulsar:





Non si tratta tuttavia della fine della carriera musicale di Francesco Pizzinelli, ma solo la fine di un capitolo artistico che ne apre uno nuovo, denominato Divano. Da oggi è disponibile su Youtube il video, particolarmente ironico, de Il pezzo è bello se lo canta mia nonna, curioso esperimento di social-canzone.



Ho voluto intervistare Francesco per farmi raccontare il suo percorso artistico e discografico, la sua visione della musica indipendente e le ragioni che lo hanno indotto a voltare pagina.

Quando ti sei affacciato alla musica? Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato?

Io suono praticamente da quando andavo alle elementari, anzi mi dicono che già all’ asilo mi infilavo nelle altre sezioni e costringevo gli altri bambini a sentirmi cantare: la mia prima band vera e propria l’ ho avuta verso i 15 anni e ci chiamavamo Inerba, già allora con l’ idea di fare canzoni nostre e sempre meno cover: terminata questa esperienza (ma con loro sono tuttora in ottimi rapporti, poi va beh, il batterista è mio fratello eheheh) ho iniziato quello che di lì a poco sarebbe diventato Jocelyn Pulsar: era il 2003.
Gli artisti che mi hanno influenzato di più sono De Gregori, Ivan Graziani, e  i Pavement.

Poi è arrivata l’esperienza in etichette importanti come Garrincha Dischi e Fosbury Records . Come ti sei trovato con loro?

Prima c è stata la Agos Music, etichetta di liscio campagnola che ha fatto uscire i miei primi 3 dischi, e che non finirò mai di ringraziare: quando sono arrivato alla Garrincha l’etichetta non aveva ancora spiccato il volo, Lo Stato Sociale doveva ancora uscire con il primo disco, tutto aveva un’ atmosfera molto intima e home made, con una bella ricerca anche a livello estetico. Fosbury Records è stata una cosa diversa: l’ etichetta era veramente “storica” e al mio arrivo aveva probabilmente dato tutto quello che poteva, tanto è vero che io sono stato l’ ultima uscita (accidenti che onore, se ci penso..) e poi ha chiuso, purtroppo: con Alessandro c’ è stata una collaborazione molto amichevole, lui è una persona molto gentile e piacevole.

A proposito di Garrincha, cosa è cambiato in particolare  con l'avvento de Lo Stato Sociale?

Lo Stato Sociale in realtà era già in Garrincha più o meno quando sono arrivato io, mi ricordo di un loro live per una stradina di Bologna, una piccola festa, non tanta gente: poi è successo che hanno funzionato bene e la cosa si è ingrandita, e naturalmente la Garrincha con loro. Penso che grazie al successo de Lo Stato Sociale l'etichetta abbia potuto espandersi, acquisire altri gruppi, organizzare eventi in giro per l Italia ( i Garrincha loves): in tutto questo, forse il "target" della label si è un pò adeguato a quello del gruppo, l'età media di riferimento si è un po' abbassata, ma questo è stato in fondo un fenomeno generale.

A giugno di quest’anno, sulla pagina Facebook  ufficiale, l’annuncio della fine del progetto Jocelyn Pulsar. Come mai questa decisione?

Serviva a me: sentivo che Jocelyn Pulsar aveva dato tutto quello che poteva, se ci penso ha fatto anche troppo rispetto alle mie intenzioni iniziali;  avevo bisogno di ricominciare da capo.
Ora è partito il nuovo progetto Divano. Perché questo nome? Da cosa si differenzia rispetto a Jocelyn Pulsar?

Dopo anni in cui nessuno capiva alla prima il nome del gruppo, ho deciso di optare per qualcosa di semplice, comodo da ricordare, e che magari riflettesse anche un po’ la mia indole lenta: DIVANO mi sembrava adatto; rispetto a Jocelyn Pulsar questo nuovo progetto (non mi piace dire progetto, d’ ora in avanti dico “gruppo”) sarà forse leggermente meno cantautorale e più ritmico, mi sento più libero di inserire cose che con Jocelyn Pulsar magari scartavo perché la mia testa mi diceva che “il pubblico non se le aspettava”: in realtà, zero pubblico, era solo un mio problema.

Il 17 novembre è uscito il primo singolo “Il pezzo è bello se lo canta mia nonna”. Si tratta di un esperimento molto particolare che ha visto il coinvolgimento dei fans. Ti va di dirci di più?

Sì, ho pensato di coinvolgere i fanz (non è un errore, lo scrivo così per prendermi in giro da solo ogni volta che lo dico) di Facebook facendomi inviare, da chi ne aveva voglia, la registrazione della parola “GIOVANE”, che poi abbiamo inserito in vari punti della canzone, tutti contemporaneamente (me ne sono arrivati più di 30, me ne aspettavo 4…), creando un effetto “folla”. Si tratta di un esperimento di “social- canzone”, non so se altri l'hanno già fatto, magari siamo stati i primi al mondo: ben venga.

Quando è prevista invece l’uscita del primo album dei Divano?

Il disco intero è previsto per la fine di Gennaio 2015.

A che tipo di produzione e distribuzione si affiderà Divano?

Il disco uscirà per la Cabezon Record dell’ amico Mario Vallenari (che mi anticiperà di un paio di settimane con il suo disco solista): la distribuzione dipende da molteplici fattori, resta il fatto che con DIVANO mi piace partire dal basso, tornando ai rapporti diretti con chi si occupa di musica, bypassando molti intermediari: come si faceva una volta insomma.

Cosa intendi nello specifico per "bypassare molti intermediari"?

Nello specifico penso agli uffici stampa, che oggi hanno quasi tutti, dal grosso gruppo famoso alla giovane band con appena un demo alle spalle: spesso è utile, anzi a volte è indispensabile, ma credo che nessuno possa mettere la stessa passione e impegno nella promozione di un tuo disco, quanto te stesso: ritengo che tornare a parlare con chi scrive di musica, con i giornalisti, con i blogger, con chi ha un programma radiofonico, coltivare rapporti personali, confrontarsi, sia ancora molto interessante: da questo punto di vista l ufficio stampa diventa un cuscinetto che non fa quasi mai incontrare le due parti, e questo alla lunga ha iniziato a non piacermi più: siccome sono sostanzialmente un vecchio dinosauro dell indie nostalgico, vorrei provare a farne a meno (anche perché, tra l'altro, costicchiano)

Cosa significa per te essere indipendenti?

Non lo so più: come ti muovi, pesti una merda.

La musica indipendente italiana è cambiata in meglio o in peggio rispetto all'indipendente di 10 anni fa? 

Io quando ho cominciato  gli indipendenti erano dei nerd, che si compravano Rumore o Blow Up o il Mucchio in edicola, quasi vergognandosi di chiederle all'edicolante, che spesso non sapeva neanche di averle: ai concerti di musica "indie" ci andavano davvero 4 gatti, tranne rare eccezioni, le radio l indie non lo trasmettevano e nei negozi di musica non si trovava.
Oggi la situazione è radicalmente cambiata; della musica indipendente ne parlano Grazia e Repubblica, addirittura anche Mollica al Tg1 qualche volta, i concerti "indie" fanno i pienoni che una volta erano dei Subsonica, Radio Rai 1 parla di Benvegnù alle 3 del pomeriggio e Radio Capital fa la diretta del concerto di Brunori, e nei negozi si trova più facilmente Il Teatro degli Orrori di Massimo di Cataldo. Tutto bene quindi? Dipende: io sono tra quelli che non associano il  successo dell indie ad una emancipazione del pubblico giovane che, al solito, si prende quello che gli danno: ora vanno l'indie e il rap, e quello ascolta. Quando passerà di moda, ascolteranno qualcos'altro: invece, ai "miei tempi" lo si ascoltava per scelta, lo si doveva andare a cercare, e quindi forse era più bello.

Qualche nome di artisti della scena contemporanea che stimi particolarmente?

Io resto affezionato ai "vecchi nomi", quindi sono molto contento del ritorno di Artemoltobuffa, trovo valida la scrittura di Dente a livello di testi, poi ecco, ci devo già pensare, non mi viene in mente molto altro.
Oltre i Divano quali sono i progetti per il futuro di Francesco Pizzinelli?

Gestire un circolo culturale, mi piacerebbe: ci sto anche un po’ lavorando, in effetti.

Posso dire un'ultima cosa?

Certo Francesco, vai pure!

Viva i Pavement!