martedì 16 ottobre 2012

Artista indipendente, cercasi definizione

"Sono così indie che con la musica non ci arrivo a fine mese" cantano scherzosamente (ma neanche tanto) quelli de Lo Stato Sociale. Ma cosa significa veramente essere indipendenti? Spesso tale definizione risente di falsi miti. Cerchiamo di giungere ad una definizione smentendo un po' di credenze popolari. Avere scarso successo? Piacere a pochi? Non seguire la moda? Fare musica diversa o underground? Nessuna di queste caratteristiche è calzante.

1 - La musica indipendente non è la corrente comunemente chiamata "indie" o "indie-rock"

A partire dagli anni 2000 con il termine "indie" spesso si intende erroneamente un "sound", una corrente artistica, esplosa negli USA e subito dopo in UK con garage band quali ad esempio The Strokes, White Stripes, Black Rebel Motorcycle Club, The Killers, The Libertines, Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, Arctic Monkeys, ma anche gli svedesi The Hives e gli australiani The Vines. Tuttavia questo movimento viene erroneamente spacciato per la musica indipendente, anche se alcuni gruppi indipendenti prendono ispirazioni dal movimento indie-rock. Per quale motivo? Basta dare un'occhiata alle etichette da cui sono state prodotte:

RCA Records (Sony): The Strokes;
Virgin Music (EMI): Black Rebel Motorcycle Club;
Island Music (Universal): The Killers;
Rough Records (Sony): The Libertines:
B-Unique Records (Universal): Kaiser Chiefs;
Capitol Records (EMI): The Vines.

Come è facile notare questi gruppi hanno in comune il fatto che le loro società di produzione facciano parte delle quattro grandi major mondiali della discografia: Universal Sony ed EMI (che sta per essere acquisita dalla stessa Universal). A queste va aggiunta la Warner. 

Gli Arctic Monkeys e i Franz Ferdinand invece sono stati prodotti, sin dai loro primi successi, tramite l'etichetta indipendente londinese Domino. Per tale motivo i due gruppi britannici possono essere definiti, ancora oggi, un vero gruppo indipendente nel genere indie-rock. Anche i White Stripes invece hanno fatto capo a una etichetta indipendente: la XL Records. Lo stesso si può dire per la svedese Burning Heart Records che ha prodotto The Hives.

2 - Musica indipendente non significa necessariamente originale, innovativa, sperimentale o di avanguardia

I Velvet Undergrund sono considerati all'unanimità i "padri" della musica indipendente: infatti vennero prodotti per la prima volta da Andy Warhol nel 1966 e la loro indipendenza si rifletteva nel sound grezzo e innovativo così come i temi trattati nei testi che affrontavano aspetti oscuri della società mai trattati prima (droga, omosessualità, masochismo, ecc.). Ma nessun artista che si ispira alla band newyorkese o in ogni caso sperimentale o all'avanguardia, può essere autenticato come indipendente se viene prodotto, ad esempio da Universal.

Tuttavia, esistono delle eccezioni, ovvero artisti che da indipendenti hanno assunto una tale fama e una tale forza contrattuale da rimanere indipendenti anche in una major. L'esempio più eclatante è quello dei Radiohead, che nel 2000 produssero "Kid A", il loro album più sperimentale di sempre, sotto l'egida della EMI.

3 - La musica indipendente non identifica necessariamente un segmento di nicchia o vendite relativamente basse

E' curioso notare come spesso i gruppi o glia artisti indipendenti emergenti o comunque con riscontri commerciali non elevati critichino artisti indipendenti capaci di raggiungere un importante successo commerciale. E' il caso di chi vede in gente come Le Luci della Centrale Elettrica, Dente, Brunori Sas o Mannarino esempi sbagliati poiché capaci di ottenere un importante riscontro popolare. Magari spesso succede che, a prescindere dalla validità dei dischi, il successo logora chi non ce l'ha.

4 - Si può essere indipendenti solo in alcuni periodi della propria carriera musicale 

Una band o un singolo artista possono essere etichettati come indipendenti solo per un determinato periodo della loro carriera per poi diventare mainstream. Si pensi ai Litfiba, prodotti dall'indipendente I.R.A. fino all'album "Litfiba 3" per poi passare alla CGD della Warner. E il sound ne ha risentito tanto. Oppure, il passaggio dalla Sonica Factory di Gianni Maroccolo alla Virgin Records (EMI) da parte dei Marlene Kuntz, che ha fatto storcere il naso a più di un fan. Infine ricordiamo il ritorno all'indipendente degli Afterhours con l'ultimo album "Padania" prodotto con la propria etichetta discografica Germi, dopo anni con la Universal.

5 - Una definizione 

Essere indipendenti significa avere alle spalle una produzione indipendente che prescinde dalle logiche di mercato proprie delle 3 major internazionali: Universal, Warner, Sony. 

Essere indipendenti è dunque una questione di prodotto e non di genere o sound. 

E come ogni regola che si rispetti abbiamo visto che esistono delle eccezioni (Radiohead).

Se volessimo giungere ad una definizione "integralista" si potrebbe dire che è indipendente solo chi si autoproduce, perché spesso anche un'etichetta indipendente segue delle proprie logiche artistiche. Si pensi al boss della Garrincha Dischi Matteo Romagnoli che spesso si occupa direttamente dell'arrangiamento dei brani dei propri artisti.

Per concludere, negli ultimi anni si potrebbero segnalare in Italia  i seguenti lavori autoprodotti, e quindi più indipendenti che mai:

"Fallen" (2008) - Il Rumore del Fiore di Carta
"Emoterapia" (2009) - Trivo
"Raccolta Demo" (2010)" - L'Officina della Camomilla
"Mezze Stagioni" (2011) - Ex Otago, prodotto con azionariato popolare
"Low Budget Invasion" (2011) - Ratafiamm
"Sulla Linea d'Orizzonte su Questa Mia Vita e Quella di Tutti" (2011) - Raein